Zecche

1024 935 Ambiente e Biodiversità
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  • Ixodes ricinus – Linnaeus, 1758 ‘zecca dei boschi’, ‘zecca delle pecore’
  • Rhipicephalus sanguineus – Latreille, 1806 ‘zecca dei cani’

Descrizione

Le zecche (Ixodes ricinus – Linnaeus, 1758 ‘zecca dei boschi’, ‘zecca delle pecore’, Rhipicephalus sanguineus – Latreille, 1806 ‘zecca dei cani’, solo per riportare alcune specie) sono parassiti di diverse specie d’animali, selvatici e domestici.

Le dimensioni delle zecche variano da qualche millimetro a circa 1 centimetro, in considerazione della specie e dello stadio di sviluppo raggiunto. Il capo della zecca, non distinguibile nettamente dal corpo, è munito di un apparato boccale (rostro) in grado di penetrare nella cute e di succhiare il sangue dell’animale parassitato.

Le zecche sono presenti, si può dire da sempre, nei territori alpini e appenninici, nelle aree di montagna e collina , fino alla pianura.
Il ciclo vitale delle zecche dura due/quattro anni. Semplificando al massimo:

  • inizia a primavera con la schiusa delle uova e la nascita della larva (1° stadio vitale)
  • nella seconda primavera avviene la trasformazione in una ninfa ad otto zampe (2° stadio)
  • termina con lo stadio adulto (3° stadio), quando le zecche, mature sessualmente, si accoppiano e depongono le uova

Le zecche si nutrono del sangue dei mammiferi una sola volta, durante ciascuno dei cicli vitali. Terminato il pasto, la zecca si stacca e nel corso del medesimo ciclo vitale (ne abbiamo descritti tre), non si riattacca.
Lo stadio più pericoloso per l’uomo è quello di ninfa: in questo stadio, primavera-estate, la zecca sembra preferirci, mentre nello stadio di larva preferisce generalmente i micromammiferi, in particolare i topi.

Da alcuni anni, il primo caso in Italia è stato segnalato nel 1983, alcune di queste zecche hanno iniziato a trasmettere anche nella nostra nazione una malattia conosciuta come Malattia di Lyme, il cui agente è un batterio detto Borellia burgdorferi.
Dalla Rivista del CAI (n. 78/1995) sappiamo che all’inizio la malattia di Lyme è stata accertata in alcuni soggetti punti da zecche in Liguria e nelle Alpi Orientali, ove la borelliosi potrebbe essere stata importata tramite animali provenienti dall’Europa Nord-Orientale, luoghi in cui la malattia sembrerebbe essere endemica.
Nel manualetto Le zecche, la malattia di Lyme e l’Encefalite da morso di zecca (TBE) [Regione Veneto U.L.S.S. N. 2 – FELTRE Dipartimento di prevenzione, 1995] leggiamo che casi sono stati segnalati anche in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Toscana.

Ricordando che ‘prevenire è meglio che curare’, è opportuno far conoscere a tutti gli escursionisti (e non solo) questo problema sanitario.

La malattia di Lyme si presenta con dolori articolari, manifestazioni cutanee, talora, con un progressivo interessamento anche del sistema nervoso e del cuore. In pratica richiama sintomi simili a quelli prodotti da un attacco influenzale.
Le manifestazioni articolari si possono evidenziare anche dopo due anni ed interessano soprattutto le ginocchia.
La Borellia si diffonde dal punto ove è avvenuta la puntura della zecca dando luogo, ma non sempre, ad un’eruzione cutanea che può assumere la caratteristica di una macchia rossa che si espande e risulta chiara al centro.
Si tratta del così detto ‘Eritema Migrante’. Può comparire anche 25-40 giorni dopo la puntura e durare 9 settimane. Si risolve spontaneamente (ma questo non vuol dire che l’infezione sia superata positivamente) e si può ripresentare in altre parti del corpo.
Si tratta di sintomi non estremamente specifici, così che per giungere ad una completa guarigione è necessario che la persona punta da zecca, provveda ad informare tempestivamente il medico curante dell’accaduto, per gli accertamenti e le misure del caso.
La mancata precocità della diagnosi può consentire al batterio imputato di arrecare danni anche gravissimi, fino alla morte.
È evidente che la puntura della zecca non deve allarmare di per sé più di tanto, nel senso che non tutte le zecche sono infette. Quindi, non sempre si sviluppano, a seguito di puntura, la borelliosi di Lyme o altre malattie, trasmesse da questo animale.
Tuttavia è bene tenere a lungo sotto controllo la parte colpita e ricordarsi, anche a distanza di tempo, fossero trascorsi pure due anni, che si è stati punti da una zecca, per segnalarlo nella necessità al medico curante.
Ricordiamo che l’organismo impiega alcune settimane per sviluppare la risposta immunitaria e, quindi, non è possibile verificare la presenza della malattia di Lyme immediatamente dopo l’avvenuto contagio.

Secondo alcuni studi, l’areale dell’Ixodes ricinus è delimitato dalle isoterme + 15°, + 35°, con umidità relativa al suolo vicina alla saturazione e quella dell’aria non inferiore all’80%.
In estate, le zone più favorevoli per uno spiacevole ‘incontro – scontro’ ‘zecca – uomo’ sono i boschi con ricco sottobosco.
Sentieri ben curati costituiscono un ottimo deterrente, ovviamente se gli escursionisti si mantengono diligentemente lungo gli stessi.

Ai fini preventivi, è consigliabile usare abiti chiari che faranno risaltare adeguatamente il colore scuro della zecca.
A fine giornata, sarà bene procedere a un’accurata ispezione del corpo per evidenziare l’eventuale presenza dell’animale e fare la doccia. Sostanze repellenti apposite, spruzzate sugli abiti, potranno aiutare a evitare il fastidioso attacco.
Consultiamo in tal senso un farmacista che potrà adeguatamente consigliarci.
Ricordiamo che le parti del corpo più ‘appetibili’ sono le pieghe caldo-umide, quali ascelle ed inguine.
La puntura della zecca è indolore in quanto nella saliva dell’animaletto è presente una sostanza anestetica che evita, almeno all’inizio, la fastidiosa sensazione di prurito (per questo è necessario un’accurata ispezione del corpo al ritorno da ogni escursione/passeggiata).

Se ci dovessimo accorgere che una zecca ci ha punti, lungi dal farci prendere dal panico, sempre cattivo consigliere, è necessario estrarre l’animale tutto intero, rostro boccale compreso.
In diversi manuali abbiamo letto che per riuscire ad estrarre la zecca è opportuno cercare di afferrarla  con delle pinzette appuntite, il più vicino possibile alla testa dell’animale e, quindi, alla nostra pelle. Mediante leggeri movimenti rotatori, effettuati tenendo ben stretta la zecca con le pinzette, dovremmo riuscire ad estrarre l’animale nella sua interezza.
Nel caso in cui, pur avendo adottato tutte le dovute cautele, la zecca si dovesse spezzare e una parte dell’animale rimanere nella pelle, sarà assolutamente necessario ricorrere alle cure di un medico.

In taluni siti, libretti e depliant dedicati a questo argomento (di particolare attualità, specie in alcune aree) abbiamo letto che può essere di aiuto spennellare la parte colpita con un po’ di vaselina, aspettando alcuni minuti prima di agire,; in tal modo faciliteremo l’uscita dell’intero animale, rostro compreso. In altri, tuttavia, si sconsiglia di facilitare l’operazione sopra descritta versando sulla zecca olio, petrolio, alcool, insetticidi, ecc. Questo perché il soffocamento causato da detti materiali potrà produrre sull’animale, come primo effetto, un rigurgito di sangue dalla zecca all’uomo, facilitando, in definitiva la trasmissione (eventuale) della/e malattia/e.

In ogni caso, dopo l’estrazione, che ricordiamo deve essere completa, sarà necessario pulire e ben disinfettare la ferita e se compaiono sintomi vari, anche un semplice rossore intorno alla puntura, il nostro consiglio è di andare subito dal medico.
Il medico andrà comunque sempre consultato, soprattutto se non si è in regola o non si è mai fatta un’idonea profilassi antitetanica: ma questo è d’obbligo per ogni ferita, puntura o abrasione, anche per quella in apparenza più sciocca ed insignificante.

In definitiva: per qualsiasi dubbio e problema, è sempre meglio consultare un medico.

Altre specie di zecche segnalate in Italia (indicazione non esaustiva)…

  • Dermacentor reticulatus
  • Hyalomma marginatum

Si tratta, anche per queste specie come per quelle sopra citate, di zecche così dette dure perché caratterizzate dalla presenza di uno scudo dorsale chitinoso.

L’eziologia di queste malattie da vettore comprende diversi microrganismi: protozoi, batteri e virus.

Le patologie infettive veicolate da zecche che presentano rilevanza epidemiologica nel nostro Paese sono principalmente:

  • l’encefalite da zecca o Tbe (causata da un virus)
  • la malattia di Lyme, causata dal batterio borrelia
  • la rickettsiosi (trasmessa principalmente dalla zecca dei cani)
  • la febbre ricorrente da zecche
  • la tularemia
  • la meningoencefalite da zecche
  • l’ehrlichiosi

La maggior parte di queste malattie può essere diagnosticata esclusivamente sul piano clinico, ma una pronta terapia antibiotica, nelle fasi iniziali, è generalmente risolutiva in particolar modo per le forme a eziologia batterica. Solo raramente (fino al 5% dei casi) e in soggetti anziani o bambini queste infezioni possono essere pericolose per la vita.

Wikipedia

Dermacentor reticulatus

Dermacentor reticulatus
Dermacentor reticulatus M 070825.jpg
Scientific classification
Kingdom:
Phylum:
Class:
Subclass:
Order:
Family:
Genus:
Species:
D. reticulatus
Binomial name
Dermacentor reticulatus
Synonyms
  • Acarus reticulatus Fabricius, 1794
  • Dermacentor pictus Hermann, 1804

Dermacentor reticulatus, also known as the ornate cow tick, ornate dog tick, meadow tick, and marsh tick,[2] is a species of tick from the family Ixodidae. It is the type species for the genus Dermacentor.[1] D. reticulatus is an ornate tick.[3] The female varies in size from 3.8–4.2 mm (unfed) to 10 mm when engorged after feeding.[4] The unfed male is 4.2–4.8 mm long.[4] D. reticulatus is found in Europe and Western Asia,[5] generally in wooded areas.[3]

Lifecycle

D. reticulartus has a three-host development cycle.[6] The adult female remains on a host for 9–15 days,[7] and can lay 3000–4500 eggs,[7] although the total number of eggs depends on the size of the female.[3] The larva hatches from the egg in 14–21 days.[8]

Disease transmission

D. reticulatus is a vector of various disease organisms, including Babesia canis, Francisella tularensis, Coxiella burnetti, Theileria equi, and several Rickettsia species,[9] such as Rickettsia slovaca.[10]

See also

References

  1. ^ a b Guglielmone, AA; Robbins, RG; Apanaskevich, DA; Petney, TN; Estrada-Peña, A; Horak, IG; Shao, R; Barker, SC (6 July 2010). "The Argasidae, Ixodidae and Nuttalliellidae (Acari: Ixodida) of the world: a list of valid species names" (PDF). Zootaxa. 2528: 1–28. doi:10.11646/zootaxa.2528.1.1. ISSN 1175-5326.
  2. ^ Földvári, G; Široký, P; Szekeres, S; Majoros, G; Sprong, H (1 June 2016). "Dermacentor reticulatus: a vector on the rise". Parasites & Vectors. 9 (1): 314. doi:10.1186/s13071-016-1599-x. PMC 4888597. PMID 27251148.
  3. ^ a b c Wall, RL; Shearer, D (2008). "Dermacentor reticulatus". Veterinary ectoparasites: biology, pathology & control (2nd ed.). Chichester: John Wiley & Sons. p. 73. ISBN 9780470680223.
  4. ^ a b Taylor, MA; Coop, RL; Wall, RL, eds. (2015). "Dermacentor reticulatus (ornate dog tick, marsh tick, meadow tick)". Veterinary parasitology (4 ed.). John Wiley & Sons. p. 247. ISBN 9781119073697.
  5. ^ Karbowiak, G; Biernat, B; Szewczyk, T; Sytykiewicz, H (2015). "The role of particular tick developmental stages in the circulation of tick-borne pathogens affecting humans in Central Europe. 1. The general pattern". Annals of Parasitology. 61 (4): 221–8. doi:10.17420/ap6104.11. PMID 26878618.open access
  6. ^ Nowak-Chmura, M; Siuda, K (2012). "Ticks of Poland. Review of contemporary issues and latest research". Annals of Parasitology. 58 (3): 125–55. PMID 23444797.open access
  7. ^ a b Arthur, DR (1960). "Dermacentor reticulatus Fabricius 1794". Ticks a monograph of the Ixodoidea: Part V: On the genera Dermacentor, Anocentor, Cosmiomma, Boophilus & Margaropus. Cambridge University Press. pp. 106–114.
  8. ^ Mehlhorn, H, ed. (2008). "Dermacentor reticulatus". Encyclopedia of parasitology (3rd ed.). Berlin: Springer. pp. 324–325. ISBN 9783540489948.
  9. ^ Lüssenhop, J; Bäumer, W; Kietzmann, M; Schnieder, T; Wolken, S (30 March 2011). "Dynamics of distribution and efficacy of different spot-on permethrin formulations in dogs artificially infested with Dermacentor reticulatus". Parasites & Vectors. 4: 45. doi:10.1186/1756-3305-4-45. PMC 3073924. PMID 21447196.
  10. ^ Karbowiak, G; Biernat, B; Stańczak, J; Szewczyk, T; Werszko, J (2016). "The role of particular tick developmental stages in the circulation of tick-borne pathogens affecting humans in Central Europe. 3. Rickettsiae". Annals of Parasitology. 62 (2): 89–100. doi:10.17420/ap6202.38. PMID 27614472.open access


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Hyalomma marginatum

Hyalomma marginatum
Hyalomma marginatum.jpg
Specimen in alcohol
Scientific classification
Kingdom:
Phylum:
Class:
Subclass:
Superorder:
Order:
Family:
Subfamily:
Genus:
Species:
H. marginatum
Binomial name
Hyalomma marginatum
Koch 1844

Hyalomma marginatum is a hard-bodied tick found on birds including the pale crag martin. This tick has been implicated in the transmission of Bahig virus, a pathogenic arbovirus previously thought to be transmitted only by mosquitoes.[1]

The Crimean-Congo Hemorrhagic Fever virus has also been detected in ticks of this type removed from migratory birds in Morocco.[2]

is a subspecies.[3] The subspecies is typically found in northern Africa, southern Europe and some parts of Asia. It was also identified in Germany in 2006.[4]

References

  1. ^ Converse, James D; Hoogstraal, Harry; Moussa, M I; Stek, M; Kaiser, Makram N (1974). "Bahig virus (Tete group) in naturally- and transovarially-infected Hyalomma marginalum ticks from Egypt and Italy". Archiv für die Gesamte Virusforschung. 46 (1–2): 29–35. doi:10.1007/BF01240201. PMID 4441433.
  2. ^ Palomar, AM; Portillo A; Santibáñez P; Mazuelas D; Arizaga J; Crespo A; et al. (Feb 2013). "Crimean-Congo Hemorrhagic Fever Virus in Ticks from Migratory Birds, Morocco". Emerg Infect Dis [Internet]. 19 (2): 260–3. doi:10.3201/eid1902.121193. PMC 3559059. PMID 23347801.
  3. ^ "Hyalomma (Hyalomma) marginatum subsp. marginatum Koch, 1844. Fauna Europaea".
  4. ^ Helge Kampen; Wolfgang Poltz; Kathrin Hartelt; Roman Wölfel; Michael Faulde (19 October 2007). "Detection of a questing Hyalomma marginatum marginatum adult female (Acari, Ixodidae) in southern Germany". Experimental and Applied Acarology. 43 (3): 227–231. doi:10.1007/S10493-007-9113-Y. ISSN 0168-8162. PMID 17952610. Wikidata Q39118322.


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Ixodes ricinus

Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Ixodes ricinus
Ixodes.ricinus.searching.jpg
Ixodes ricinus
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Arthropoda
Subphylum Chelicerata
Classe Arachnida
Ordine Acarina
Sottordine Ixodida
Famiglia Ixodidae
Sottofamiglia
Genere Ixodes
Specie I. Ricinus
Nomenclatura binomiale
Ixodes ricinus
(Linnaeus, 1758)
Nomi comuni
  • zecca delle pecore
  • zecca dei boschi

La zecca dei boschi (Ixodes ricinus (Linnaeus, 1758)), è un aracnide appartenente alla famiglia Ixodidae. È un ematofago che condiziona le fasi di crescita e di riproduzione all'assunzione di cibo.

Diffusione

È presente in tutte le zone temperate, nella occidentale, dalle coste atlantiche europee fino agli Urali, dalla Scandinavia meridionale fino all'Africa occidentale. Si trova in tutta Italia, con rare segnalazioni in Sardegna. La sua diffusione necessita di ospiti idonei e del microclima necessario per il mantenimento del bilancio idrico, quindi si trova in zone con sufficiente piovosità.

Morfologia e ciclo biologico

Il parassita presenta un dimorfismo sessuale, con femmine di dimensioni maggiori rispetto ai maschi. Le dimensioni della femmina adulta variano dai 4 ai 10 mm. L'apparato boccale è composto da un rostro, dai palpi, dai cheliceri, da ghiandole salivari che secernono sostanze cementanti, anticoagulanti e vasocostrittrici per favorire il pasto di sangue sull'ospite. Sono presenti tre paia di arti nella fase larvale, quattro nella fase successiva. Gli stadi di sviluppo sono suddivisi in larva, ninfa e adulto. Ad ogni pasto la zecca si stacca ed effettua la muta nell'ambiente; in seguito cerca un altro ospite su cui nutrirsi. Gli stadi larvali si nutrono su ospiti diversi da quelli richiesti dagli adulti. I primi cercano piccoli mammiferi e insettivori (uccelli, lucertole); le femmine adulte e le ninfe utilizzano come ospiti i mammiferi più grandi, compreso l'uomo. Il maschio adulto non si nutre. Nelle larve l'esoscheletro è formato da un sottile strato di cuticolina, che si ispessisce con lo sviluppo. Nella femmina adulta lo scudo chitinoso ricopre solo la parte anteriore per consentire l'ampliamento dell'addome durante il pasto.

Pericolosità

Nelle ghiandole salivari possono svilupparsi protozoi e batteri che risultano pericolosi per l'ospite, anche per l'uomo. Nelle regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Liguria, Emilia-Romagna è alto il rischio di contrarre la malattia di Lyme e la meningoencefalite (TBE) in seguito a morsi di zecca.

Nelle pecore può inoltre trasmettere l'encefalomielite ovina (louping ill).

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Rhipicephalus sanguineus

Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Zecca del cane
Rhipicephalus sanguineus.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Arthropoda
Classe Arachnida
Ordine Acarina
Sottordine
Superfamiglia
Famiglia Ixodidae
Genere
Specie R. sanguineus
Nomenclatura binomiale
Rhipicephalus sanguineus

Rhipicephalus sanguineus, conosciuto in italiano anche con il nome volgare di zecca del cane, è un parassita ematofago di animali (preferibilmente dotati di pelo) sui quali si insedia attaccandovisi alla cute e svolgendo il suo ciclo vitale nutrendosi e riproducendosi. Come le altre zecche possono essere pericolosi agenti di trasmissione di malattie infettive (Rickettsia, Yersinia, Babesia canis, , il trematode ).

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Un’altra famiglia di zecche presente in Italia…

Argasidae: vi appartengono le così dette zecche molli, sprovviste di scudo dorsale (presente invece nelle così dette zecche dure, di cui abbiamo detto sopra); si nutrono principalmente sugli uccelli.

In Italia sono presenti due generi:

  • Argas
  • Ornithodorus

La più rappresentata è probabilmente Argas reflexus (Fabricius), 1794 conosciuta come zecca del piccione.

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