SCHEDA LIPU
Cesena (Turdus pilaris) – Linnaeus, 1758
EURING: 11980
SPEC Category 4
Di doppio passo regolare
Svernante
LEGENDA
- EURING = Codice EURING
- SPEC = Species of European Conservation Concern (Tucker e Heath, 1994)
- ItRDL = Lista Rossa degli uccelli nidificanti in Italia (Calvario, Gustin, Sarrocco, Gallo-Orsi, Bulgarini e Fraticelli che aggiorna la precedente Frugis e Schenk, 1981; Brichetti & Cambi, 1982)
- 79/409 = Direttiva CEE Uccelli Selvatici
- BERNA = Convenzione di Berna
- BONN = Convenzione di Bonn
Indice
Turdus pilaris
Descrizione
Raggiunge la lunghezza di circa 26 cm, con apertura alare 39-42 cm e un peso medio di 100 g. A differenza degli altri tordi, ha una colorazione relativamente vivace. Caratteristica distintiva è il grigio ardesia della testa e della parte posteriore del collo e groppa, che contrasta con il marrone del dorso e delle ali e il nero della coda. Le parti inferiori sono biancastre, fortemente ombrate di giallo-arancio sul petto e segnate da striature nerastre, che spesso sfumano in macchie nere sui lati del petto. La parte inferiore delle ali è bianca come nella tordela. È sempre presente un leggero sopracciglio chiaro, l’iride è bruno scuro. Ha becco robusto, giallo e zampe nero-brunastre. I sessi non presentano alcun dimorfismo[3][4][5].

Biologia
Il ciclo vitale può superare i 18 anni. I due sessi raggiungono la maturità sessuale a dodici mesi. Specie migratrice, conduce vita gregaria in tutte le stagioni dell’anno e può formare stormi di centinaia o addirittura migliaia di individui, spesso insieme al tordo sassello. Mantiene un comportamento sociale anche nel periodo riproduttivo e nidifica in nuclei di 10-20 coppie, che sfruttano comuni aree di alimentazione; ciascuna coppia conserva comunque un esclusivo territorio nelle immediate vicinanze del nido. Territoriale, lo difende coraggiosamente. Rumorosa nella stagione riproduttiva, è schiva e guardinga in inverno. Ha un volo alto e leggermente ondulato, in cui alterna potenti battiti d’ala a brevi planate ad ali aperte o chiuse. Sulle lunghe distanze gli stormi si mantengono alti con un volo rapido, forte e diretto; sono stati monitorati dal radar stormi in volo fino a 3.270 metri dal suolo[6]. Sul terreno cammina con portamento eretto e saltella con eleganza. Il suo comportamento ricorda quello della tordela, da cui si differenzia per la coda più corta[4].
Alimentazione
Come per la maggior parte dei turdidi, la dieta della cesena dipende dalle disponibilità offerte dall'ambiente e varia a seconda della stagione: nelle aree di nidificazione si ciba di insetti e delle loro larve (ditteri, imenotteri, lepidotteri, ortotteri), anellidi, lumache, ragni, ma anche dei semi delle conifere e delle piante da fiore, di germogli e boccioli. Come il merlo, scava nella neve per trovare cibo sul terreno sottostante e cattura piccoli pesci. La dieta dei pulcini è composta prevalentemente da invertebrati. Nelle aree di svernamento si alimenta con frutta e bacche come cachi, mele, pere, uva, agrifoglio, biancospino, edera, ginepro, mora, rosa canina, sorbo e tasso[4][3][7].
Riproduzione

Monogama, è l'unico turdide che nidifica volentieri in colonie. La specie è nidificante in tutta l'Europa nord-orientale, dalla tundra artica fino agli Urali. A marzo-aprile gli uccelli lasciano i loro quartieri di svernamento e si spostano a nord verso i siti di nidificazione fino alla Scandinavia. Si riproduce tra aprile e fine agosto, a seconda della latitudine. I maschi svolgono un’intensa attività di inseguimenti e combattimenti. La parata nuziale ha un rituale semplice: il maschio canta e saltella attorno alla compagna, tenendo il corpo orizzontale, le ali semiaperte e la coda spiegata e abbassata.
Nidifica in foreste rade di conifere, ai margini di boschi misti, in frutteti e campagne con grandi alberi. Il nido, a forma di coppa, viene costruito dalla femmina abbastanza in alto (in media da 7 a 8 m), generalmente sulla forcella di un albero, contro il tronco o su un ramo, con erbe, muschio, peli di animali e fuscelli impastati e cementati con fango. Le quattro-sei uova, blu pallido, screziato più o meno estesamente di marrone-rossastro, sono incubate dalla femmina per 13-14 giorni. I pulcini vengono accuditi da entrambi i genitori per circa due settimane. Nell’anno cesena può compiere una o due covate[8][4][3][9]. Nei dintorni delle colonie di nidificazione allontana i potenziali predatori (corvidi e rapaci), da sola o in gruppo, spruzzandoli di escrementi[6].
Voce
La cesena è estremamente rumorosa e il suo canto non è particolarmente sviluppato. Durante la stagione degli amori lo fa sentire al mattino e alla sera, in volo o dal posatoio su un albero; è un gorgheggio debole, stridulo, non musicale, intervallato da frasi ridacchianti e fischianti. Spesso inizia con note chack seguite da note cinguettanti, o un lento take-take-tcheree-cherri-weeo intervallato da note chack. Il canto in volo, che fa parte del corteggiamento, consiste in un debole, ridacchiante chiacchiericcio chuck-chuck-chuck ... chack-chack-chac, intervallato da fischi e cigolii. Il grido di allarme è un forte chetchetchetj o un trt-trt-trrrt-trr acuto che sale di tono, diretto all'intruso[6].
Distribuzione, migrazioni e habitat
Distribuzione
Tra le specie del genere Turdus, la cesena è quella che sverna alle latitudini più settentrionali. Nidifica dalla Scandinavia all’Asia settentrionale e sverna nell'Europa occidentale centrale e meridionale e sulla sponda settentrionale del Mediterraneo, dalla Turchia alla Penisola iberica. Raggiunge le aree più meridionali solo negli inverni particolarmente freddi. La migrazione post-riproduttiva inizia a settembre e culmina tra novembre e dicembre, mentre quella pre-riproduttiva verso i quartieri di nidificazione inizia a febbraio. L’areale di svernamento interessa quasi tutta l’Europa, che rappresenta più del 75% dei quartieri invernali complessivi della specie[4].
Migrazioni
La specie è caratterizzata da flussi migratori irregolari di anno in anno, spesso legati al deterioramento delle condizioni meteorologiche nell'Europa centrale e settentrionale. I soggetti svernanti tendono a muoversi continuamente per trovare aree ricche di cibo e per fuggire alle ondate di freddo. I giovani sono sensibili al freddo e alla neve. Talvolta invadono improvvisamente le aree in gruppi di diverse centinaia o migliaia di esemplari, a causa di un peggioramento delle condizioni meteorologiche. La fedeltà ai siti di svernamento è generalmente bassa. La migrazione autunnale si verifica soprattutto da fine settembre a novembre, le date di arrivo nei siti riproduttivi variano in relazione alle condizioni climatiche locali. La maggior parte delle aree occupate durante l’inverno viene abbandonata entro maggio[4].
Habitat
Durante il periodo riproduttivo abita le alte e medie latitudini caratterizzate da climi temperati, boreali o subartici. Nidifica nei boschi, ai margini di foreste di betulle, pini, abeti rossi, ontani, in zone umide, vicino a prati, valli fluviali, torbiere e paludi. Si incontra anche in parchi, frutteti, giardini, ai margini dei terreni agricoli e nelle zone montuose ricoperte di betulle al limitare dei boschi. Nella penisola Scandinava frequenta gli stessi ambienti del merlo dal collare, nidificando fin sopra i 1.000 metri, dove gli arbusti di ginepro e la betulla nana forniscono sufficiente protezione; talvolta si spinge sugli affioramenti rocciosi in presenza di scarsa vegetazione o in zona di tundra aperta, oltre il limite degli alberi. Alle latitudini inferiori (Alpi) raggiunge i 2.400 metri di quota, ma le maggiori densità si registrano tra gli 800 e i 1.600 metri, soprattutto lungo i corsi fluviali ricchi di vegetazione arborea. Durante la migrazione e in inverno frequenta ambienti più aperti e radi come campi, pascoli, boschi e arbusti[3][4][8].
Predatori e parassiti
È predata da vari rapaci, tra i quali lo sparviero, e dai corvidi (gazza e ghiandaia), che si cibano delle sue uova e dei pulcini, ed è parassitata dal cuculo. Gli ectoparassiti comprendono pidocchi, pulci e zecche, gli endoparassiti e patogeni includono Anomotaenia, Campilobacter, Haemoproteus, Leucocytozoon, Menacantus, Passerilepis, Philopterus, Plasmodium e virus dell’encefalite[10][11].
Status e conservazione
La popolazione mondiale è stimata in 71.000.000 – 143.000.000 individui, dei quali 28.400.000 – 57.300.000 maturi in Europa, dove questa specie è stata stabile tra il 1980 ed il 2013 ed ha consistenza e diffusione estremamente ampie. Il declino non è considerato rapido per avvicinarsi alle soglie di vulnerabilità. Le tendenze attuali consentono di classificare la specie nella categoria a Rischio minimo della Lista Rossa dell'IUCN delle specie minacciate[8].
Nella seconda metà del XX secolo l’espansione della cesena ha subito un’accelerazione, che l’ha portata a colonizzare la Slovacchia negli anni ’50 e la Danimarca, il Belgio, la Francia centro-orientale, il nord Italia e la Romania negli anni ’60. Nel decennio successivo ha raggiunto i Paesi Bassi, la Gran Bretagna, la Francia sudorientale, la Slovenia e l’Ungheria e negli anni ’80 la Macedonia e la Grecia. L’espansione è continuata negli ultimi anni del secolo, accompagnata da aumenti della popolazione nella maggior parte dei Paesi europei, ma soprattutto in Lussemburgo, Italia, Slovenia, Ungheria e Romania, con incrementi maggiori del 50%[4].
Posizione nell’ecosistema
Per la preservazione della biodiversità, è importante il ruolo di questo tordo nella propagazione delle specie vegetali che gli forniscono il nutrimento.
In una prospettiva di lungo termine, considerato il cambiamento climatico che sta determinando la ridistribuzione della vita sulla Terra, la cesena è tra i migratori con il maggior potenziale di dispersione delle piante europee verso latitudini più fredde[12].
Rapporti con l'uomo
Alcuni paesi hanno emesso francobolli con l’immagine della cesena: Belgio, Burundi, Isola di Jersey e Turchia[13].
In Italia
In Italia è migratrice regolare tra marzo e metà aprile e tra ottobre e novembre, svernante, parzialmente sedentaria, nidificante tra aprile e maggio. I contingenti che transitano in Italia originano soprattutto dalla Finlandia meridionale, dagli Stati Baltici e dall’Europa centrale. Nidifica esclusivamente sulle Alpi, anche se in modo discontinuo, con maggior diffusione e consistenza nei settori valdostano, lombardo, trentino e altoatesino, che sono stati i primi ad essere colonizzati. Sta colonizzando progressivamente tutti i settori della catena alpina con due popolazioni distinte, una "di montagna", che presenta una distribuzione irregolare, e l’altra più continua "di pianura", che segue i principali fondovalle. I nidi vengono costruiti all’interno di pinete o in boschi di latifoglie, in prossimità di praterie, paludi, frutteti, parchi e giardini. In inverno tende ad abbandonare la vegetazione d’alto fusto, per frequentare zone di aperta campagna e terre coltivate in cerca di invertebrati. Si mantiene comunque nelle vicinanze degli alberi da frutto che, nel caso di inverni particolarmente rigidi, possono rivelarsi preziose fonti di cibo. Il carattere gregario e nomade si evidenzia durante lo svernamento quando gruppi, formati da centinaia fino a un migliaio di individui, che si muovono alla ricerca del cibo. Sverna in modo omogeneo nel centro-nord, risulta più sporadica al sud. In genere si trova a quote comprese tra i 200 e i 1.000 metri.
La popolazione italiana è stimata in 5.000-10.000 coppie. Nonostante il vasto areale, per cause non chiare è risultata in decremento del 53% nel periodo 2000–2010 ed è stata classificata vulnerabile. È in aumento in diversi Paesi limitrofi all'Italia (che è comunque situata al margine dell'areale), il che, assieme al fatto che la specie è migratrice a corto raggio e svernante in Italia, lascia possibile l’immigrazione da fuori regione. Pertanto è stata declassata a quasi minacciata[4].
Note
- ↑ (EN) BirdLife International 2012, Turdus pilaris, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
- ↑ (EN) F. Gill e D. Donsker (a cura di), Family Turdidae, in IOC World Bird Names (ver 14.2), International Ornithologists’ Union, 2024. URL consultato l'8 maggio 2014.
- 1 2 3 4 (FR) Grive litorne, su oiseaux.net. URL consultato il 7 maggio 2021.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Alessandro Andreotti, Simone Pirrello, Sara Tomasini e Federico Merli, I Tordi in Italia Biologia e conservazione delle specie del genere Turdus, su isprambiente.gov.it, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ISBN 978-88-448-0457-2. URL consultato il 1º giugno 2021.
- ↑ Le note che si riferiscono al Rapporto I Tordi in Italia... di Alessandro Andreotti et al. sono riferite rispettivamente alle pagine indicate di seguito: “Descrizione” p. 97, “Biologia” p. 98, “Alimentazione” p. 100, “Riproduzione” p. 99, “Distribuzione” p. 100, “Migrazioni” p. 102, “Habitat” p. 98, “Status” p. 101 e “In Italia” pp.102 e 103.
- 1 2 3 (EN) Fieldfare, su oiseaux-birds.com. URL consultato il 17 maggio 2021.
- ↑ (FR) Grive draine, su observatoiremigrateurs.com. URL consultato il 7 maggio 2021.
- 1 2 3 (EN) Turdus pilaris The IUCN Red List of Threatened Species 2016: e.T22708816A87874379., su iucnredlist.org, BirdLife International. URL consultato il 16 maggio 2021.
- ↑ Cesena, su uomoenatura.it. URL consultato il 7 maggio 2021.
- ↑ (EN) Fieldfare, su eol.org. URL consultato il 13 maggio 2021.
- ↑ Peter E. Lowther, HOST LIST OF AVIAN BROOD PARASITES - 2 - CUCULIFORMES - Old World cuckoos, working copy, version 26 Apr. 2013 (PDF), su fieldmuseum.org, Field Museum, 26 apr2013. URL consultato il 3 maggio 2021 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2019).
- ↑ (EN) González-Varo, J.P., Rumeu, B., Albrecht, J. et al., Limited potential for bird migration to disperse plants to cooler latitudes, su doi.org, Nature 595, 75–79 (2021).. URL consultato il 16 agosto 2021.
- ↑ Uccelli, su parvaencyclopaediaphilatelica.it, Parva Encyclopaedia Philatelica & Numisma-tic. URL consultato il 10 maggio 2021.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
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