Le cime più tenere del luppolo, raccolte, lavate e spezzettate, sono soffritte in olio d’oliva.
A cottura ultimata si aggiungono le uova, adeguatamente salate e abbondantemente strapazzate, e si lasciano rassodare, mescolando continuamente fino ad ottenere un composto abbastanza morbido.
Nella composizione di questi piatti a base di uova strapazzate oltre agli “ubbrici” si possono utilizzare anche altre verdure: ad esempio i “tabbi”, in pratica i getti giovani della vitalba, e i freschi turioni degli asparagi.
Nota bene: la vitalba contiene sostanze tossiche.
Si possono, per questo, utilizzare solo i germogli molto giovani, che tuttavia sono comunque vietati a donne in gravidanza o che allattano, a bambini, ad anziani e in generale a soggetti debilitati e/o malati.


![Uova [photo credit: by leoncillo sabino www.flickr.com/photos/28426323@N08/11182591503Nido via photopincreativecommons.org/licenses/by/2.0/]](https://www.treviambiente.it/itinerarieluoghi/wp-content/uploads/sites/7/2016/11/11182591503_6b28b812b7_b-uova-photopin-560x560.jpg)