Chelidonium majus

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Celidonia
Chelidonium majus - Köhler–s Medizinal-Pflanzen-033.jpg
Chelidonium majus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni basali
Ordine Ranunculales
Famiglia Papaveraceae
Sottofamiglia
Tribù
Genere Chelidonium
Specie C. majus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Magnoliidae
Ordine
Famiglia Papaveraceae
Sottofamiglia
Tribù
Genere Chelidonium
Specie C. majus
Nomenclatura binomiale
Chelidonium majus
L., 1753
Sinonimi

Chelidonium haematodes

Chelidonium laciniatum
Mill.
Chelidonium luteum

Chelidonium majus f. acutilobum

Chelidonium majus var. pleniflorum

Chelidonium majus var. plenum

Chelidonium majus f. quercifolium
()
Chelidonium majus f. serratum

Chelidonium murale

Chelidonium quercifolium

Chelidonium ruderale
Salisb.
Chelidonium umbelliferum

Nomi comuni

Celidonia

Chelidonium majus (L., 1753), comunemente nota come celidonia, è una pianta erbacea, spontanea in Italia, appartenente alla famiglia delle Papaveraceae[2].

Etimologia

Il nome deriva dal greco chelidòn (= rondine), secondo Maurice Mességué perché porzioni di pianta vengono strofinate dalle rondini sugli occhi non ancora aperti dei piccoli. Il latice caustico aprirebbe i lembi di pelle consentendo ai rondinini di vedere.

Descrizione

Pianta erbacea perenne, alta da 30 a 90 cm, a fusto ramificato e a nodi ingrossati.

Foglia di celidonia
Fiore e frutto di celidonia
Lattice giallo

Le foglie sono lobate, alterne, imparipennate, color verde-bluastro, più chiare o grigie nella pagina inferiore. I fiori hanno calice composto da due sepali caduchi e corolla con 4 petali gialli, venti stami, ovario supero.

Il frutto, allungato, apparentemente una siliqua, in realtà è una capsula, ovvero un frutto secco deiscente che deriva da un ovario pluricarpellare. Un esempio di capsula lo si può trovare nel Papaver somniferum, definito anche papavero da oppio.

Dai rametti spezzati esce un latice giallo-arancio che è uno dei tratti inconfondibili della pianta. Il colore è dovuto ad un alcaloide benzilisochinolinico contenuto nel latice stesso, definito chelidonina. Esposto all'aria, il lattice ossida rapidamente e scurisce.

Distribuzione e habitat

Ha un areale centrato nel bacino del Mediterraneo ma la si può trovare anche in Europa Settentrionale e Russia europea. Cresce spontaneamente nei boschi e nelle zone abbandonate. Viene considerata un'indicatrice di presenza di composti azotati. Cresce anche nei giardini e nelle aiuole, e ricresce ogni anno, per cui è considerata infestante.

Usi

Fitoterapia

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
  • I principi attivi di questa pianta sono per lo più alcaloidi isochinolinici, in particolare la , ma anche berberina e sparteina.
  • La pianta viene tradizionalmente utilizzata nella medicina popolare per uso esterno. Contro le verruche, si applica il lattice fresco nella zona interessata, lasciando asciugare[3].
  • In omeopatia è stata sperimentata da Samuel Hahnemann e dalla sua scuola.
  • Compare spesso nelle ricette di Maurice Mességué, come componente di miscele per pediluvi e lavaggi delle mani. Nella cultura gitana è usata nei pediluvi, per dare sollievo alle gambe.
  • Come altre Papaveraceae ha azione purgativa e sedativa e un'azione spasmolitica sulla muscolatura liscia. In dosi moderate veniva assunta in infuso o decotto, per esempio nelle campagne del lodigiano e cremasco, mescolata al tarassaco per una bevanda depurativa del fegato, ma la tossicità di alcuni principi contenuti ne sconsiglia l'utilizzo interno a meno di supervisione esperta.

Altro

Usata nel secolo XVIII come pianta decorativa, per aiuole, forse per il colore delle foglie.

È evitata dalle bestie da pascolo, per il sapore acre e disgustoso.

È pianta visitata dalle api.

Note

  1. ^ https://www.iucnredlist.org/species/202954/2758225
  2. ^ (EN) Chelidonium majus L., su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 4 febbraio 2021.
  3. ^ Sull'utilizzo della celidonia nella medicina popolare per eliminare i porri dalle mani.

Bibliografia

  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  • Nel mondo della natura, Enciclopedia di Scienze Naturali, Federico Motta Ed., 1952
  • F. Firenzuoli, Fitoterapia, 4ª ed. Elsevier, Milano, 2008

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