Anemoni

409 307 Ambiente e Biodiversità
  • 3

Nome comune: anemone degli Appennini
Specie: Anemone apennina L.
Famiglia: RANUNCULACEAE

L’anemone degli Appennini, è una pianta erbacea perenne, rizomatosa. Abbonda ai margini dei boschi ove fiorisce da marzo a maggio, fino alla quota di m 1500 s.l.m.

  • I fiori sono larghi fino a 4 cm e hanno 8-12 petali ellittici, di colore azzurro-violaceo o talora bianco, e numerosi stami gialli.
  • Le foglie, basali, hanno un lungo picciolo e sono pelosette sulla pagina inferiore.
  • I frutti sono degli acheni pelosi, di piccole dimensioni.

Nome comune: anemone stella, fior di stella, anemone dei campi
Specie: Anemone hortensis L. (= A. stellata Lam.)
Famiglia: RANUNCULACEAE

L’anemone stella o anemone dei campi, è una pianta erbacea perenne, alta da 15 a 45 cm circa, che fiorisce da febbraio ad aprile; è uno degli anemoni più comuni nei prati e lungo le rive dei fiumi e dei torrenti che solcano la Valle Umbra.

  • I fiori hanno corolle di colore roseo-violaceo, con petali generalmente in numero di 15 (12-19) , strettamente lanceolati.
  • Le foglie bratteali sono sessili, verticillate, generalmente intere, di forma lineare-lanceolata; le foglie basali sono palmate, con segmenti sfrangiati anteriormente.
  • Il fusto è unifloro.

Nome comune: anemone dei boschi
Specie: Anemonoides nemorosa (L.) Holub  (= Anemone nemorosa L.)
Famiglia: RANUNCULACEAE

L’anemone dei boschi, è una piccola pianta (non più alta di 30 cm) erbacea e perenne, in generale glabra. È tra le prime specie a fiorire tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.

  • I fiori sono bianchi, appena sfumati di viola nella pagina inferiore, solitari, larghi 2,5-3 cm; sono formati da 6-12 petali di forma ellittica.
  • Le foglie sono palmato-partite, con segmenti (3-5) lanceolati e irregolarmente inciso-lobati.
  • II frutto è composto da numerosi acheni leggermente rostrati.
  • Il fusto è unifloro, sottile ed eretto.

Nome comune: anemone giallo
Specie: Anemonoides ranunculoides (L.) Holub  (= Anemone ranunculoides L.)
Famiglia: RANUNCULACEAE

L’anemone giallo, è una pianta alta circa 30 cm.

  • I fiori hanno corolle di circa 2-3 cm di diametro, rette da peduncoli coperti di peluria. I petali sono in numero di 5-6 e sono di un bel giallo intenso.
  • Le foglie basali sono assenti all’atto della fioritura, ma sono presenti caratteristiche foglie cauline verticillate, palmatosette ad elementi irregolari, che contornano il fiore esaltandone il colore.
  • I frutti sono piccoli, con peli dritti, corti, setolosi.

Nome comune: anemone epatica, erba epatica, erba trinità
Specie: Hepatica nobilis Schreb.
Famiglia: RANUNCULACEAE

L’anemone epatica, erba epatica o erba trinità, è una piccola pianta, alta fino a 15 cm, tipica dei suoli calcarei.

  • I fiori solitari di colore viola, o rosa, raramente bianchi, sono larghi 2-3 cm e hanno numerosi stami.
  • Le foglie, trilobate a margine intero, hanno la pagina superiore verde e quella inferiore violacea.
  • I frutti sono degli acheni non piumosi, pubescenti e rostrati. Contengono semi molto piccoli.
Tossicità

La tossicità degli anemoni è piuttosto elevata e interessa praticamente tutte le specie e la pianta intera, per la presenza di alcaloidi, del glicoside tossico ranuncolina, nonché di varie saponine.
L’ingestione causa sintomi vari tra cui ricordiamo vomito, diarrea, vertigini, confusione mentale, problemi cardiocircolatori e respiratori gravi sino al collasso, mentre il contatto può provocare dermatiti e vesciche anche molto dolorose e persistenti.
La maggiore pericolosità si presenta con la pianta fresca, perché l’essiccazione determina la decomposizione dei principali prodotti tossici in composti più semplici e praticamente privi di effetti dannosi.
Particolarmente pericolosi sono gli estratti di anemoni utilizzati per uso interno.
L’anemone dei boschi, in particolare, contiene un alcaloide velenoso che  irrita le mucose e la pelle; una volta era usato nel trattamento delle malattie reumatiche e dei dolori articolari, pratica abbandonata e assolutamente da evitare per l’estrema pericolosità della pianta.

Curiosità

Il portamento delle piante appartenenti a questo genere è erbaceo e i frutti sono per la maggior parte di colore verde.

Nella penisola di Kamchatka l’estratto di anemone era utilizzato per avvelenare la punta delle frecce.

Nella tradizione della “signatura” si riteneva che l’anemone epatica fosse utile nella guarigione delle malattie del fegato, per la somiglianza del colore di questo organo con quello delle pagine inferiori delle foglie.

Al calare del giorno o quando inizia a cadere  la pioggia gli anemoni inclinano i fiori verso terra e i petali esterni quasi si chiudono a proteggere stami e pistilli, così preziosi per assicurare la sopravvivenza della specie.

“Vocatur Anemone quod subito flos cadat; caducus enim est et corrumpitur“, così scriveva Teocrito per indicare la facilità con cui il vento (anemos) disperde i semi di questi fiori.

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Anemone apennina

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Anemone dell'Appennino
Anemone apennina (xndr).jpg
Anemone apennina
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Genere Anemone
Specie A. apennina
Nomenclatura binomiale
Anemone apennina
L., 1753

L'Anemone dell'Appennino (Anemone apennina L., 1753) è una pianta erbacea della famiglia delle Ranunculacee.

Descrizione

Anemona.apennina.7116.jpg


È una pianta perenne, erbacea, rizomatosa.

Ha foglie basali dotate di un lungo picciolo, pelose sulla faccia inferiore. I fiori larghi fino a 4 cm, hanno 8-12 petali ellittici, bianchi o azzurri, e numerosi stami gialli. I frutti sono degli acheni di piccole dimensioni, pelosi. tuttavianoncèmoltosuwikipedia

Distribuzione

È diffusa nel settore nord-orientale del bacino mediterraneo; in Italia è presente a partire dalla Toscana meridionale ed è piuttosto comune sui rilievi del Centro-Sud.

Voci correlate

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Anemone hortensis

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Anemone stellata
Anemone hortensis2.JPG
Anemone stellata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Genere Anemone
Specie A. hortensis
Nomenclatura binomiale
Anemone hortensis
L.
Nomi comuni

Anemone stellata, Anemone fior di stella,

L'Anemone stellata o fior di stella (Anemone hortensis L.) è una pianta erbacea della famiglia delle Ranunculacee.

Descrizione

Preparato di Anemone hortensis

È una pianta perenne, erbacea, rizomatosa, con fusto eretto alla fioritura.

Ha foglie basali picciuolate con lamina palmata, e 3-5 lobi arrotondati. I fiori sono terminali di colore variabile da bianco-azzurrino a rosso-viola, hanno 12-20 petali lanceolati e acuti, e numerosi stami grigio-antracite.

È una pianta velenosa poiché possiede protoanemonina.[senza fonte]

Distribuzione

È endemica del bacino mediterraneo.

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Bibliografia

Royal Botanic Garden Edinburgh. Flora Europaea

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Anemone nemorosa

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Anemone dei boschi
Anemone nemorosa primopiano.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Magnoliidae
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Genere Anemone
Specie A. nemorosa
Nomenclatura binomiale
Anemone nemorosa
L.
Sinonimi

Ranunculus sylvarum Clus.
Anemanthus morosus (L.) Fourr.
Anemonanthea nemorosa (L.) S.F. Gray
Anemone pentaphylla Hooker fil. ex Pritzel
Anemone quinquefolia L.
Anemonoides nemorosa (L.) Holub)

Nomi comuni

Anemone bianca
Silvia

L’anemone dei boschi (Anemone nemorosa L.), che Actaplantarum preferisce chiamare Anemonoides nemorosa, della famiglia delle Ranunculaceae, è una piccola pianta (non più alta di 30 cm) erbacea e perenne, in generale priva di peli (glabra) a fusto unifloro ed eretto. È tra le prime fioriture della Primavera (o fine Inverno) dei nostri prati. Spesso nasce nel tardo Inverno per cui entra in fioritura nelle prime giornate tiepide appena la neve scompare evitando così che le prime foglie degli alberi oscurino eccessivamente il suolo. Al calare del giorno o quando inizia la pioggia l'Anemone inclina i suoi fiori verso terra, mentre i petali esterni si avvicinano a forma di cupola per proteggere gli stami e i pistilli preziosi per la propagazione della specie.

Etimologia

Il nome del genere attribuito a Teofrasto significa fiore del vento per le fragili corolle variamente colorate che si agitano al minimo spirare del vento. Infatti in greco anemos = vento. È Ateneo che c'informa inoltre che Teofrasto conosceva tre diverse specie di Anemoni (il montano che fiorisce alla fine della Primavera, il pratese che fiorisce in Estate e il sativo i cui fiori si trovano dalla fine dell'Inverno a tutta la Primavera). Altre citazioni antiche di questo fiore abbiamo da Cratino (che menziona soprattutto la specie sativa); da Dioscoride (che ricorda due specie: silvestre e ortense); e anche Plinio (che usa il nome Anemone sativo). Altri testi (per spiegare l'origine del nome del genere) menzionano la parola latina anima = soffio vitale, per la breve vita dei suoi fiori. Altri ancora fanno derivare il nome del genere dal fiume che scorre presso Ravenna, dove si dice che per la prima volta gli antichi avrebbero scoperto questo fiore. Ma ci sono anche interpretazioni mitologiche: per i greci Anemone era la sposa di Zefiro (vento caldo dell'ovest che favoriva la nascita dei fiori e dei frutti).
Il nome della specie invece deriva dal latino nemus = del bosco con evidente riferimento al suo habitat boschivo.

Morfologia

La forma biologica del nostro fiore viene definita come geofita rizomatosa: si tratta quindi di una pianta il cui fusto sotterraneo ogni anno produce nuove radici e nuovi fusti secondari.

Radici

Da rizoma con moltissime radichette secondarie carnose e radicate molto profondamente nel substrato.

Fusto

La parte ipogea consiste in un rizoma ad andamento orizzontale dal colore giallo-bruno. La parte epigea è eretta ma esile.

Foglie

Foglie cauline
Foglie di Anemone nemorosa

Le foglie basali o radicali (assenti al momento della fioritura) presentano un picciolo eretto e una lamina fogliare divisa profondamente in 3 lobi lanceolati.
Le foglie cauline si sviluppano in verticilli con un evidente picciolo (da 1 cm). Sono in numero di 2 o 3 e si trovano all'altezza del terzo apicale del fusto detto anche terzo superiore del fusto. La forma della foglia è tripartita con profondi segmenti, a loro volta 2-5 partiti e dentati in modo grossolano. Quest'ultimo tipo di foglia presenta dei peli chiari quasi argentei senza gemme ascellari.

Fiori

Fiore di Anemone nemorosa
Pagina inferiore dei petali

Ogni fusto presenta un solo fiore ermafrodito largo da 2 a 5 cm. Il peduncolo (lungo 2 – 3 cm) del fiore è lievemente peloso. I sepali petaloidei del calice corollino normalmente in numero di 6 (ma possono arrivare fino a 8 - 12) sono bianchi, raramente rosati o blu-pallido e di forma ellittica. La parte inferiore del petalo presenta delle striature quasi violette. Le antere degli stami (molto numerosi) sono gialli. Per questo fiore si parla di poliandria primaria, ossia una struttura primitiva (dal punto di vista evolutivo) caratterizzata da numerosi stami in disposizione spiralata. Altrettanto numerosi sono i pistilli che poi si trasformano in frutti.
Impollinazione tramite api e mosche.
La fioritura va da febbraio a maggio.

Fioritura di Anemone nemorosa in ambiente boschivo

Frutti

I frutti sono acheni tormentosi numerosi e piccoli di forma subglobosa (quasi sferica), fittamente pelosi e lievemente rostrati (hanno un piccolo becco).

Distribuzione e habitat

La pianta è originaria delle zone : zone a clima freddo o temperato-freddo dell'Europa, Asia e Nordamerica. In Italia è comune nelle regioni settentrionali e centrali (pur preferendo le zone montane e submontane è presente anche nelle pianure alluvionali - cresce dal livello del mare fino a circa 1600 m), complessivamente è meno diffuso nel Mezzogiorno dove, in genere, la sua presenza è limitata ai rilievi appenninici e antiappenninici; è una specie che vegeta nei sottoboschi (faggete, querceti e latifoglie in genere) e nelle radure ombrose. Predilige terreni moderatamente umidi e freschi, da calcarei a neutri. Non è stata segnalata la presenza nelle isole.

Specie simili:

  • Anemone trifolia L. - Anemone trifogliato: si differenzia dall'avere i segmenti delle foglie cauline privi di lobi: mentre la lamina periferica è finemente dentata. Le antere sono bianche con riflessi bluastri. In Italia si trova soprattutto nelle Alpi orientali.

Usi

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia

Per scopi medicinali (omeopatia) viene usata tutta la pianta e raccolta prima della fioritura. Contiene la (un alcaloide velenoso - irrita le mucose e la pelle) per cui una volta veniva usata solamente nelle malattie reumatiche e dolori articolari. Anticamente si usava anche come odontalgico con sciacqui (ma a causa della tossicità se n'è abbandonato l'uso).

Cucina

Contiene anche saponine tossiche per cui è sconsigliato qualsiasi uso domestico, soprattutto alimentare anche perché amarissima. Oltre ad essere urticante per l'uomo è anche velenosa per il bestiame.

Galleria d'immagini

Bibliografia

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Roberto Chej, Piante medicinali, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.

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Anemone ranunculoides

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Anemone giallo
Anemone ranunculoides ENBLA01.jpg
Anemone ranunculoides
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Magnoliidae
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Genere Anemone
Specie A.ranunculoides
Nomenclatura binomiale
Anemone ranunculoides
L.
Nomi comuni

Anemone falso ranuncolo

L'anemone giallo (Anemone ranunculoides L.) è una pianta della famiglia delle Ranunculaceae.

Sistematica

Nelle classificazioni più vecchie la famiglia del genere Anemone apparteneva all'ordine delle .

Il genere Anemone comprendente circa 70 - 100 specie di cui alcune spontanee dell'Europa mentre altre provengono dal Sudafrica o dal Sud America. Sono state segnalate presenze di Anemoni anche in Tasmania.

Specie simili:

  • Anemone nemorosa L. - Anemone bianco: si differenzia soprattutto per il colore dei petali: bianco.

Etimologia

Il nome del genere attribuito a Teofrasto significa fiore del vento per le fragili corolle variamente colorate che si agitano al minimo spirare del vento. Infatti in greco anemos = vento. È Ateneo che c'informa inoltre che Teofrasto conosceva tre diverse specie di anemoni (il montano che fiorisce alla fine della primavera, il pratese che fiorisce in estate e il sativo i cui fiori si trovano dalla fine dell'inverno a tutta la primavera).
Il nome della specie invece deriva indubbiamente dalla somiglianza con la pianta del ranuncolo.

Morfologia

È una pianta alta fino a 30 cm, del tipo erbaceo perenne, quasi completamente glabra e rizomatosa. Ha uno sviluppo strisciante, quasi a tappeto. Entra subito in fioritura nelle prime giornate tiepide della primavera evitando così che le prime foglie degli alberi oscurino eccessivamente il suolo. Al calare del giorno o quando inizia la pioggia l'anemone inclina i suoi fiori verso terra, mentre i petali esterni si avvicinano a forma di cupola per proteggere gli stami e i pistilli preziosi per la propagazione della specie.

È una specie geofita rizomatosa: si tratta quindi di una pianta il cui fusto sotterraneo ogni anno produce nuove radici e nuovi fusti secondari.

Radici

Da rizoma con moltissime radichette secondarie e carnose.

Fusto

La parte ipogea consiste in un rizoma ad andamento orizzontale dal colore giallo-bruno. La parte epigea consiste in uno scapo fiorale unifloro esile ma eretto.

Foglie

Le foglie

Le foglie di Anemone ranunculoides si dividono in due tipi: basali e cauline. Le foglie basali o radicali sono assenti al momento della fioritura ma a volte non ci sono proprio. Le foglie cauline sono 3 in disposizione verticillare a partire dal quarto superiore della pianta. Queste foglie (contrariamente a quelle basali) sono sessili e picciolate di forma palmatosetta. I segmenti della foglia (da 3 a 5) sono lanceolati irregolarmente e dentati in modo evidente.

Infiorescenza

Il fiore generalmente è unico, ma a volte può essere accompagnato da un secondo (o un terzo) fiore (ma parzialmente atrofizzato).

Fiori

Il fiore

I fiori attinomorfi, dialipetali sono grandi fino a 3 cm, peduncolati e coperti di peluria increspata. Il calice è composto da sepali petaloidei e sono in numero di 5 - 8 di forma ovale (dimensioni massime 6 - 8 mm) dal colore giallo-dorato intenso e pelosi sulla parte esterna. Sono presenti inoltre numerosi carpelli liberi.
Per questo fiore si parla di poliandria primaria, ossia una struttura primitiva (dal punto di vista evolutivo) caratterizzata da numerosi stami in disposizione spiralata. Altrettanto numerosi sono i pistilli che poi si trasformano in frutti.
Impollinazione tramite api e mosche.
Fioritura: marzo - maggio.

Primo piano degli stami e dei pistilli

Frutti

I frutti sono acheni, piccoli con dritti peli corti e setolosi e un breve becco superiore.

Distribuzione e habitat

L'origine della pianta è euroasiatica, e in generale è diffusa nelle regioni temperato-fredde. In Italia questa pianta è molto comune al Nord, mentre al Centro è localizzata in determinate zone. È presente dal piano fino a circa 1500 m s.l.m. Nel resto dell'Europa è comune dalla Spagna del Nord agli Urali (più facilmente in Europa centrale). Si trova nei boschi di latifoglie misti (faggete e querceti) o anche in boschi ripariali. In genere vive in terreni umidi, ombrosi e ricchi di humus.

Usi

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia

Può essere usata esternamente per combattere dolori articolari. È utilizzata in omeopatia come emmenagogo.

Cucina

Contiene saponine tossiche per cui è sconsigliato qualsiasi uso domestico come del resto per tutte le ranunculaceae. È considerata pianta velenosa.

Giardinaggio

L'Anemone ranunculoides può essere facilmente coltivato in giardino in quanto non teme il freddo. Durante il riposo invernale conviene conservare i bulbi in un luogo asciutto e buio.

Galleria d'immagini

Bibliografia

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.

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Hepatica nobilis

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Erba trinità
Hepatica nobilis flowers.JPG
Hepatica nobilis
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Magnoliidae
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Genere Hepatica
Specie H. nobilis
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Nomenclatura binomiale
Hepatica nobilis
, 1771
Nomi comuni

Anemone epatica
Fegatella
Trifoglio epatico

L'erba trinità (Hepatica nobilis , 1771) è una piccola pianta erbacea, primaverile, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae.

Sistematica

Il genere Hepatica è un piccolo gruppo di piante comprendente circa una decina di specie, una sola delle quali (quella di questa scheda) appartenente alla flora spontanea italiana. La famiglia delle Ranunculaceae invece comprende oltre 2500 specie distribuite su 58 generi[1].
Inizialmente questa specie, ad opera di Linneo (nel 1735), venne catalogata come Polyandria polygynia. Vent'anni più tardi però, lo stesso Linneo, la trasferì al genere Anemone chiamandola Anemone hepatica. Per molto tempo quindi la specie di questa scheda rimase nel genere Anemone, sezione Hepatica. Solo più tardi, insieme ad altre due specie ( e ), venne “promossa” in un genere tutto suo: Hepatica[2].
Secondo gli ultimi studi di filogenetica il genere Hepatica, e quindi anche la pianta di questa scheda, dovrebbe essere inclusa come una sezione nel genere Anemone.

Variabilità

La variabilità di questa specie si manifesta attraverso i seguenti caratteri:

  • il colore dei petali (è un carattere che viene trasmesso geneticamente);
  • la dimensione dei fiori;
  • il colore delle foglie nella pagina inferiore (violetto o verde).

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Hepatica nobilis Schreb. fo. lutea Kadota
  • Hepatica nobilis Schreb. fo. pubescens (M.Hiroe) Kadota
  • Hepatica nobilis Schreb. var. acuta (Pursh) Steyermark (1960) (sinonimo = Anemone acutiloba (DC.) G. Lawson)
  • Hepatica nobilis Schreb. var. asiatica (Nakai) H. Hara (1952) (sinonimo = Anemone hepatica var. asiatica (Nakai) H. Hara)
  • Hepatica nobilis Schreb. var. japonica Nakai
  • Hepatica nobilis Schreb. var. obtusa (Pursh) Steyermark (1960) (sinonimo = Anemone americana (DC.) H. Hara)
  • Hepatica nobilis Schreb. var. pyrenaica (sinonimo = H. pyrenaica)
  • Hepatica nobilis Schreb. var. pubescens (sinonimo = H. pubescens)
  • Hepatica nobilis Schreb. var. hispanica Willk. & Lange. : si trova in Corsica; i fiori sono più piccoli (diametro di 1,5 – 2,2 cm) e le foglie sono tutte verdi.
  • Hepatica nobilis Schreb. var. nobilis : è la specie più comune in Europa.

Sinonimi

La specie di questa scheda ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Anemone angulosa auct., non Lam.
  • Anemone hepatica L.
  • Hepatica alba Miller (1768)
  • Hepatica anemonoides Vest (1805)
  • Hepatica nobilis Miller (1768)
  • Hepatica plena Miller (1768)
  • Hepatica triloba Chaix (1785)
    • var. picta G. Beck (1890)

Etimologia

Il nome generico (Hepatica) venne introdotto dal botanico scozzese Philip Miller (Chelsea, 1691 – Chelsea, 1771) in una pubblicazione del 1754 e deriva dal greco antico “hèpar” oppure ”hèpatos” (= fegato), nome derivato dalla forma particolare delle foglie ma anche dal colore della pagina inferiore della foglie stesse[2].
Il nome specifico (nobilis) deriva dal latino (= notabile, noto, conosciuto), probabilmente per la “notorietà” che questa pianta aveva nel passato per le sue supposte proprietà farmacologiche. Inoltre non va dimenticato l'antico concetto della “Signatura” (principio delle affinità formali) col quale si collegava certi effetti terapeutici sul fegato con il colore della pagina inferiore delle sue foglie.
Il nome comune "erba trinità" deriva dal Medioevo in quanto negli affreschi di carattere religioso spesso le foglie di questa pianta servivano a simboleggiare uno dei dogmi cristiano-cattolici relativi alla natura di Dio.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Hepatica nobilis) è stato proposto dal naturalista germanico Johann Christian Daniel von Schreber (Weißensee, Turingia, 1739 — Erlangen, 1810) in una pubblicazione del 1771.
In lingua tedesca questa pianta si chiama Leberblümchen; in francese si chiama Hépatique à trois lobes ; in inglese si chiama: Liverleaf.

Morfologia

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento
Località : Casteldardo, Trichiana (BL), 389 m s.l.m. - 28/02/2007

L'erba trinità è una pianta perenne, alta dai 5 ai 15 cm. L'apparato principale di questa pianta è quello radicale rizomatoso dal quale si sviluppa completamente tutta la pianta. La forma biologica è geofita rizomatosa (G rhiz), ossia sono piante con organi sotterranei portanti gemme, dotate di rizoma, un fusto sotterraneo dal quale, ogni anno, si dipartono radici, foglie e scapi fioriferi. Queste piante contengono diversi alcaloidi della benzilisochinolina[1].

Radici

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto

  • Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto consiste in un breve rizoma a portamento obliquo, di colore bruno e dalla struttura fusiforme. Il rizoma di Hepatica nobilis è dotato di una lenta crescita clonale (circa 0,5 cm/anno) e le parti più vecchie muoiono progressivamente dopo 5-20 anni.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è praticamente assente in quanto sia la rosetta basale (e quindi le foglie) che gli scapi fioriferi partono direttamente dalla parte emergente del rizoma.

Foglie

Le foglie
Località : Pasa, Sedico (BL), 356 m s.l.m. - 02/04/2008

Le foglie (unicamente basali o radicali) sono trilobate (a 3 lobi) e carnose quasi coriacee; hanno un colore verde scuro (ma lucente) marcate da bande biancastre sulla pagina superiore e violetto (o bruno-rossicce) in quella inferiore; il margine è inoltre bordato e più scuro; sono inoltre glabre. Sono lungamente picciolate; quest'ultimo è di colore brunastro e pubescente come gli scapi fiorali. Le foglie sono persistenti (anzi generalmente appaiono dopo la fioritura) e rimangono verdi anche durante l'inverno. Lunghezza del picciolo: 5 – 15 cm. Dimensioni delle foglie: larghezza 7 – 9 cm; lunghezza 5 – 6.

Infiorescenza

L'infiorescenza è composta da scapi fiorali uniflori inseriti direttamente sul rizoma (all'ascella di squame ellittiche). Questi sono interamente afilli, pubescenti (quasi lanosi) e di colore brunastro. Lunghezza degli scapi: 5 – 15 cm.

Fiore

Il fiore
Località : Le Laste, Limana (BL), 661 m s.l.m. - 07/04/2009

I fiori di questa specie sono considerati di tipo arcaico e sono più o meno “aciclici” (non hanno una struttura ben definita in calice, corolla e parte riproduttiva). Il perianzio[3](o anche più esattamente il perigonio[1]) di questo fiore è derivato dal perianzio di tipo “diploclamidato”, formato cioè da due verticilli: i tepali e i nettari (che in questo caso specifico sono assenti). I fiori sono inoltre attinomorfi e ermafroditi. Diametro dei fiori: 20 – 30 mm.

* K 3, C 6-10, A molti, G 1-molti (supero)[4]
Il calicee
Località : Madonna del Parè, Limana (BL), 474 m s.l.m. - 17/02/2009
  • Calice: il calice è formato da tre piccole foglie cauline sessili. In realtà sono delle vere e proprie foglie bratteali che essendo appressate al fiore simulano un calice (probabilmente sono derivate da tre foglie cauline superiori normali riunite in verticillo che a poco a poco si sono appressate alla base del fiore). In effetti il calice vero e proprio è assente. Il colore di queste brattee è brunastro e sono pubescenti come lo scapo fiorale e la forma è più o meno ellittica. Questa parte assolve alla funzione protettiva tipica del calice nel perianzio delle Dicotiledoni. Dimensione delle foglie cauline: larghezza 3 – 6 mm; lunghezza 5 – 7 mm.
L'apparato riproduttivo
Località : Madonna del Parè, Limana (BL), 474 m s.l.m. - 17/02/2009
  • Corolla: la corolla è dialipetala, formata da 6-10 petali (tepali petaloidi) ellittici (o ovoidali) arrotondati all'apice, di color lilla variabile verso il rosa e persino verso il bianco o più normalmente azzurro tendente al violaceo. Questa parte del perigonio assolve alla funzione vessillare e sono persistenti, mentre i nettari veri e propri sono assenti. Dimensione dei petali: larghezza 5 – 8 mm; lunghezza 10 – 16 mm.
  • Androceo: gli stami sono numerosi e in disposizione spiralata e di colore biancastro. I filamenti sono filiformi e le antere sono bilobate a forma ellissoide, bianche con una venatura centrale rosata. Il polline, come in tutte le Dicotiledoni, è “tricolpato” (con tre aperture perpendicolari al piano equatoriale).
  • Gineceo: anche i carpelli sono numerosi e spiralati formanti tutti un ovario supero (ovario “apocarpico” – ossia con carpelli liberi ). Questi si presentano verdi e con l'apice allungato e biancastro (lo stilo - il rostro nel frutto), quasi trasparente.
  • Fioritura: il periodo di fioritura è assai breve, una settimana tra marzo (ma anche in febbraio) e maggio, a seconda della quota e della latitudine delle stazioni. Insieme ad altri fiori (primule, ellebori e farfare) annunciano la fine dell'inverno e l'inizio della primavera.
  • Impollinazione: tramite farfalle (anche notturne) e api.

Frutti

I frutti

I frutti (degli acheni non piumosi) sono degli aggregati di follicoli oblunghi pubescenti e rostrati (= stilo persistente terminale). I semi sono piccoli (con un minuto embrione) ma con abbondante endosperma.

Distribuzione e habitat

  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Circumboreale o anche Europeo.
  • Diffusione: è diffusa comunemente su tutto il territorio italiano ma in particolare sulle Prealpi; sono escluse le isole. È comune anche nel resto dell'Europa.
  • Habitat: predilige suoli ricchi calcarei, anche se la specie non è considerata calcicola, infatti cresce anche su suoli moderatamente acidi; studi effettuati in Svezia hanno valutato una soglia di tolleranza all'acidità pari ad un pH 4, sotto il quale la specie non è presente. Tollera molto bene l'ombra (valore di Ellenberg per la luce uguale a 4), ma soprattutto in nord Europa è frequente anche in boschi semiaperti e prati alberati. In genere frequenta i boschi caducifogli o di aghifoglie, mentre nell'Appennino centrale si riscontra nei boschi di quercia e faggio. Il substrato preferito è calcareo o calcareo/siliceo con pH basico-neutro, bassi valori nutrizionali del terreno che deve essere secco.
  • Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare dai 100 fino a 1000 m s.l.m. (raramente fino a 2000 m s.l.m.); frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare, montano e subalpino.

Fitosociologia

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale[5]:

Formazione : delle comunità forestali
Classe : Carpino-Fagetea sylvaticae

Usi

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia

  • Sostanze presenti: “anemonina”, “epatotrilobina” e saponina[6]
  • Proprietà curative: l'Hepatica nobilis è una pianta da medicina famigliare, utilizzata soprattutto nelle valli alpine. Viene usata (sempre nella medicina popolare) come antispasmodica (attenua gli spasmi muscolari, e rilassa anche il sistema nervoso), antinevralgica (calma le infiammazioni di derivazioni nervosa), diuretica (facilita il rilascio dell'urina) e sedativa (calma stati nervosi o dolorosi in eccesso)[2]. Comunque è una pianta velenosa in quanto è marcatamente rubefacente e contiene tra l'altro la “protoanemonina” (sostanza tossica per l'uomo) e varie saponine[7].
  • Parti usate: foglie raccolte in primavera.

Giardinaggio

Viene coltivata nelle zone in mezz'ombra dei giardini rocciosi e alpini. È utilizzata soprattutto per la sua precoce fioritura. Esistono delle varianti ornamentali (“cultivar”) a fiori doppi. Teme il caldo eccessivo ma non il freddo, mentre il terreno deve essere moderatamente umido. La moltiplicazione viene fatta per divisione dei rizomi (procedura comunque già impiegata dalla natura per generare spontaneamente nuove piante).

Simbolismo

In Svezia il fiore, in versione gialloblu, è il simbolo del partito nazionalista dei Democratici Svedesi

Galleria d'immagini

Note

  1. ^ a b c Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Vol.2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 817, ISBN 88-7287-344-4.
  2. ^ a b c Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Vol. 2, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 432.
  3. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 277, ISBN 88-506-2449-2.
  4. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 15 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2008).
  5. ^ AA.VV., Flora Alpina. Vol.1, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 144.
  6. ^ Roberto Chej, Piante medicinali, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982.
  7. ^ Plants For A Future, su pfaf.org. URL consultato il 15 agosto 2009.

Bibliografia

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Roberto Chej, Piante medicinali, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1982.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di campo, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2002, p. 32.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001, p. 63.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 432.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 296, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 144.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 817, ISBN 88-7287-344-4.

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