Dafne

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Nome comune: olivella, dafne laurella
Specie: Daphne laureola L.
Famiglia: THYMELAEACEAE

È tipica dei boschi submontani e montani comprese le faggete, cresce bene al sole e all’ombra, per cui si adatta facilmente al sottobosco temperato. Può raggiungere un’altezza tra i 50 e i 150 cm.

  • I fiori sono piccoli, di colore giallo-verdastro.
  • Le foglie sono coriacee, persistenti, lucide nella pagina superiore. Sono a inserzione alternata e formano generalmente dense spirali verso la cima del germoglio, ma possono ricoprire interi rami. Di forma lanceolata o obovato-lanceolata, sono lunghe da 2 a 13 cm e larghe da 1 a 3 cm.
  • I frutti, inizialmente di colore verde, divengono neri a maturità; hanno una tipica forma a oliva da cui deriva il nome popolare.

Nome comune: dafne mezereo
Specie: Daphne mezereum L.
Famiglia: THYMELAEACEAE

È una pianta cespugliosa, alta fino a 120 cm.

  • I fiori sono precoci, rossi o più di rado bianchi, sessili.
  • Le foglie sono tardive, molli, con la pagina inferiore più chiara della superiore, glabre a maturità, ciliate da giovani.
  • Il fusto è legnoso e la corteccia ha un colore tra il grigio e il rosa.
  • Il frutto è una drupa solitamente rossa, più raramente giallastra.
Tossicità

In entrambe le specie descritte sono velenosi, in particolare, sia la corteccia sia i frutti.
Nella corteccia della dafne mezereo (Daphne mezereum), ad esempio, sono contenuti, tra gli altri, un glicoside, una resina e una sostanza colorante giallastra.
La droga del mezereo o fior di stecco è proprio la corteccia essiccata e ridotta in frammenti: ha odore non molto forte ma particolarmente irritante per le mucose.
In generale tutte le parti delle piante del genere Daphne contengono la mezereina un estere terpenico molto pericoloso.
L’ingestione dei frutti può essere molto nociva anche con prognosi gravi, perché può lasciare disturbi durevoli nel tempo.

Curiosità

Nei paesi costieri è più frequente un’altra specie di dafne, la Daphne gnidium, detta erba corsa: l’intera pianta pestata veniva usata dai pescatori di frodo per avvelenare il pesce, mentre i frutti giallastri in passato sono stati impiegati per sofisticare il pepe, quando quest’ultima droga era molto costosa.

Generalmente gli animali evitano accuratamente di mangiare la dafne mezereo per il suo sapore decisamente amaro, tuttavia in letteratura sono segnalati casi di avvelenamento di suini e di equini.

In letteratura si citano casi di uomini morti per avere mangiato bacche di Daphne, avendole scambiate per ribes o mirtilli!
Sembra che 10 bacche di Daphne siano in grado di uccidere un uomo!
Attenzione!!!

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Daphne laureola

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Daphne laureola
Daphne laureola 8703.jpg
Daphne laureola in fiore
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Malvales
Famiglia Thymelaeaceae
Genere Daphne
Specie D. laureola
Nomenclatura binomiale
Daphne laureola
L.

Daphne laureola L., o Dafne laurella è una specie di Daphne, nella famiglia delle Thymelaeaceae. È una pianta sempreverde con fiori verde-giallognoli portati in racemi all'ascella delle foglie, che maturano in bacche nere in tarda estate. L'intera pianta è velenosa, in particolare la linfa causa eruzioni cutanee al contatto.

D. laureola raggiunge un'altezza tra i 50 e i 150 cm. La forma biologica è fanerofita cespitosa (P caesp). La corteccia è sottile e grigio-giallognola quando matura, mentre i ramuli giovani sono verdi.

Le foglie ad inserzione alternata formano generalmente dense spirali verso la cima del germoglio, ma possono anche ricoprire interi rami. Le foglie sono lanceolate o obovato-lanceolate, 2-13 cm di lunghezza e 1-3 cm di larghezza. Sono glabre, verdi scure e lucide sulla faccia superiore e più chiare nella faccia inferiore.

Fuori dal suo areale, D. laureola può diventare una pericolosa pianta infestante. Crescendo al sole o all'ombra, si adatta facilmente al sottobosco temperato.

La riproduzione può avvenire sia attraverso seme che germogli radicali.[1]

Habitat e areale

Come Daphne mezereum preferisce terreni acidi. Il suo areale comprende gran parte dell'Europa, più Algeria, Marocco e le Azzorre. Il tipo corologico è Submediterraneo.

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni

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Daphne mezereum

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Mezereo
Daphne mezereum ENBLA01.jpg
Daphne mezereum
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Myrtales
Famiglia Thymelaeaceae
Genere Daphne
Specie D. mezereum
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade)
Ordine Malvales
Famiglia Thymelaeaceae
Nomenclatura binomiale
Daphne mezereum
L., 1753
Nomi comuni

fior di stecco
camelea
pepe di monte

Il mezereo, chiamato anche fior di stecco perché genera i fiori su rami nudi all'apparenza secchi, (nome scientifico Daphne mezereum L., 1753) è una pianta di tipo cespuglioso appartenente alla famiglia delle Thymelaeaceae.

Sistematica

La famiglia delle Thymelaeaceae comprende una cinquantina di generi con circa 500 - 800 specie (il numero dipende dalle varie classificazioni). Il nome della famiglia deriva dal greco thymos (timo) e alaia (olivo) per la somiglianza di caratteri (foglie o frutti) delle sue specie, con quelli del timo e dell'olivo. Il genere Daphne comprende circa 50 -100 specie di cui una decina sono presenti nella flora spontanea italiana.
Il genere normalmente viene diviso in sezioni in base ai caratteri più fluttuanti (come la disposizione delle foglie lungo il fusto, o la loro persistenza o caducità, oppure in base alla lunghezza del tubo calicino, ecc.); la nostra specie appartiene alla sezione Mezereum (le altre sono Genkwa e Daphnantes) caratterizzata soprattutto dalla caducità delle foglie.

Variabilità

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Daphne mezereum subsp. mezereum
  • Daphne mezereum subsp. rechingeri (Wendelbo) Halda (2001)
  • Daphne mezereum var. albaplena Hort. ex Rehder (1900)
  • Daphne mezereum var. albida Meisn. (1857)
  • Daphne mezereum var. album Aiton Hort. (1789)
  • Daphne mezereum var. atropurpurea Dippel (1893) (sinonimo = Daphne ×houtteana)
  • Daphne mezereum var. grandiflora Dippel
  • Daphne mezereum var. rubrum Aiton Hort. (1789)

Ibridi

Con la specie Daphne laureola la pianta di questa scheda forma il seguente ibrido interspecifico:

  • Daphne ×houtteana Lindley & Paxton (1851)

Sinonimi

La specie di questa scheda, in altri testi, può essere chiamata con nomi diversi. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Daphne florida Salisb. (1796)
  • Daphne rechingeri Wendelbo

Etimologia

Il nome generico di questa pianta (Daphne) lo troviamo usato per la prima volta negli scritti del medico, botanico e farmacista greco antico che esercitò a Roma di nome Dioscoride Pedanio (Anazarbe in Cilicia, 40 circa - 90 circa). Probabilmente nel nominare questa ed altre piante dello stesso genere si ricordò della leggenda di Apollo e Dafne. Il nome Daphne in greco significa “alloro” e le foglie di queste piante sono molto simili a quelle dell'alloro.
Dafne era figlia del dio-fiume Peneo e Apollo se ne innamorò, non ricambiato. La ninfa fuggì inseguita dal dio e, quando stava per essere raggiunta, supplicò il padre di trasformarla in modo da sottrarsi al dio. Il padre acconsentì e la trasformò in alloro. Apollo, non potendo avere l'amore della fanciulla, fece del lauro la sua pianta sacra e se ne adornò il capo. Anticamente in Grecia, legate al culto di Apollo Dafnefòro (portatore di Lauro) si celebravano le Dafnefòrie. Queste feste erano particolarmente solenni a Tebe ed a Delfi dove, una processione di nobili giovani, si recava a Tempe (stretta valle della Grecia settentrionale vicino al monte Olimpo), rifacendo il mitico cammino di Apollo dopo l'uccisione del serpente Pitone.

Il nome specifico (mezereum) deriva invece da una radice araba e significa “mortale”, questo in riferimento ovviamente alla velenosità della pianta[1].
Il binomio scientifico completo è stato definito da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 – Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.
I tedeschi chiamano questa pianta col nome di Gewohnlicher Seidelbast, oppure Kellerhals, oppure Zilande; mentre i francesi la chiamano Daphne mezereon, oppure Bois gentil, ma anche Jolibois; mentre gli anglosassoni la chiamano Spurge Olive.

Morfologia

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

È un piccolo arboscello eretto la cui altezza varia dai 30 ai 70 cm (massimo 100 cm). La forma biologica è nano-fanerofita (NP), sono piante legnose con gemme svernanti poste tra i 30 cm e un metro dal suolo.

Fusto

Il fusto è legnoso e la corteccia ha un colore tra il grigio e il rosa. I rami laterali sono abbastanza consistenti e presentano delle piccole protuberanze lasciate dalle foglie cadute la stagione precedente.

Foglie

Ciuffo di foglie terminale. Località : Pasa, Sedico (BL), 356 m s.l.m. - 19/3/2009

Le foglie si formano nella precedente annata e sono caduche, intere e senza stipole e ocrea e sono inoltre brevemente picciolate. La disposizione lungo il fusto è alterna e sono raggruppate a ciuffi specialmente alla sommità dei rami. La forma è lanceolata piuttosto allungata, in particolare le foglie inferiori sono ellittiche, mentre le superiori sono oblanceolato-spatolate. La superficie è glabra e sono glauche sulla pagina inferiore. Dimensione media delle foglie: larghezza 7 – 14 mm; lunghezza 50 – 60 mm.

Infiorescenza

Infiorescenza a gruppi di 3 fiori. Località : Noal, Trichiana (BL), 514 m s.l.m. - 27/2/2007

L'infiorescenza si compone di diversi fiori riuniti in grappoli o fascetti laterali; generalmente sono in gruppi di 3 all'ascella delle foglie.

Fiori

Il fiore. Località : Noal, Trichiana (BL), 514 m s.l.m. - 27/2/2007

La caratteristica principale dei fiori di questa pianta (ma anche del genere e in definitiva della famiglia) è l'assenza di un perianzio completo (perianzio diclamidato): il perianzio è monoclamidato (o “apetalo”) ossia è formato solamente dal calice. La funzione vessillifera è svolta quindi dai sepali che sono colorati ed hanno una forma più vicina ai petali che ai sepali veri e propri che in questo caso si dicono petaloidi. I fiori sono tetrameri (a 4 parti), il perianzio è caduco e di colore roseo forte o rosso-purpureo (raramente bianco), sono inoltre ermafroditi e attinomorfi. Dimensione del fiore: 7 – 10 mm.

* K (4), A 4+4, G 1 (ovario supero)
Calice con brattee membranose. Località : Pasa, Sedico (BL), 356 m s.l.m. - 19/3/2009

Frutti

Il frutto

Il frutto è una drupa sferica monosperma (con un solo seme di colore chiaro e ricco di sostanze oleose) a esocarpo carnoso e consistenza coriacea; ha l'aspetto di una bacca rosso-corallo a superficie liscia (l'involucro esterno non è spinoso o rugoso). Il frutto non è avvolto dal perianzio. La bacca si appoggia su un peduncolo pubescente lungo 1 mm. Diametro della bacca : 9 – 10 mm. Le bacche pur essendo velenose sono mangiate dai tordi (uccelli) che evidentemente sono immuni dal veleno; in questo modo disperdono i semi della pianta con i loro escrementi.

Distribuzione e habitat

Fitosociologia

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale[2]:

Formazione : comunità forestali
Classe : Carpino-Fagetea
Ordine : Fagetalia sylvaticae
Alleanza : Fagion sylvaticae

Usi

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Tutte le parti di questa pianta sono molto tossiche (specialmente le bacche). Il suo succo ad esempio produce una forte azione irritante e produce delle vesciche sulla pelle. Le bacche se sono ingerite possono causare dei sintomi simili al soffocamento.

Farmacia

  • Sostanze presenti: nelle varie parti della pianta è contenuta una “resina acridica”, chiamata mezerina, ma anche un glucoside amaro e velenoso denominato dafnina (è un “glucoside cumarinico” formato da due composti: glucosio e dafnetina).
  • Proprietà curative: anticamente gli estratti di questa pianta venivano usati come purganti, vescicanti (uso esterno) e per i dolori reumatici. In tempi più recenti dalla corteccia si ricavano diuretici e stimolanti da usarsi sempre sotto stretto controllo medico.
  • Parti usate: soprattutto la corteccia (fresca o macerata nell'acqua o nell'aceto) dalla quale si ricavano sostanze alcooliche.

Giardinaggio

Questa specie (compresi anche alcuni ibridi) è largamente usata nel giardinaggio rustico di tipo roccioso o alpino. Queste piante si moltiplicano facilmente dai semi, ma hanno una germinazione e vegetazione piuttosto lenta nel tempo, per questo è da preferire il ricorso alla talea.

Industria

L'industria ricava da questa piante dei coloranti (giallo e verde-bruno dalle foglie) e dell'olio (il seme contiene fino al 30% di oli grassi)

Galleria d'immagini

Note

  1. ^ Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  2. ^ AA.VV., Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.

Bibliografia

  • F. Bianchini A. C. Piantano, Tutto verde, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1998.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 855.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 97, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 960.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Giovanni Galetti, Abruzzo in fiore, Edizioni Menabò - Cooperativa Majambiente - 2008

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