Note d'autore

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Giacomo Leopardi


Trevi la città, che con iscena
d'aerei tetti la ventosa cima
tien si che a cerchio con l'estrema schiena
degli estremi edifici il pie' s'adima...


"Come chi, d'Appennin varcato il dorso
presso Fuligno, per la culla valle
cui rompe il Monte di Spoleto il corso,
prende l'ameno e dilettoso calle,
se il guardo lieto in sulla manca scorso
leva d'un sasso alle scoscese spalle,
bianco, nudato d'ogni fior, d'ogni erba,
vede cosa onde poi memoria serba:
di Trevi la città, che con iscena
d'aerei tetti la ventosa cima
tien si che a cerchio con l'estrema schiena
degli estremi edifici il pie' s'adima;
pur siede in vista limpida e serena
e quasi incanto il viator l'estima,
brillan templi e palagi al chiaro giorno,
e sfavillan finestre intorno intorno".

Così Giacomo Leopardi cantò Trevi, avendo avuto occasione di ammirarla nel corso dei suoi viaggi da Recanati a Roma.


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