Di natura e d'intimi pensieri
I trevani raccontano Trevi e il suo ambiente
«
Non è stato un colpo di fulmine, ma un lento innamoramento»
Talvolta è il baleno a illuminare l’ombrosità del sentiero, talaltra
è il chiarore soffuso della sera, quello cui gli occhi si abituano
piano piano e che nel contrarsi delle tenebre a occidente ci
apre al dettaglio delle ombre.
Sono gli attimi che determinano
una vita: istanti che modificano il corso degli eventi e si fondono
come tessere di un puzzle, oltrepassando i confini di una sola
esistenza.
Tutto questo mi aiuta a capire...
Mi sovviene il pensiero di incontri leggeri, di viole che tessono
le trame di tappeti irrisolti, di esili tulipani che si piegano al
vento, mitici araldi dell'Amore perfetto.
In primavera, i prati d'altura emergono dalle rocce più forti del sole,
dell'acqua e del vento; più forti del transito lento che ne segna i
confini, perdendosi presto nell'afa sottile che annuncia l'estate.
PUÒ L'ESSENZA DI UNA TERRA ESAURIRSI NELLA FRAGRANZA DELICATA DEI
PRATI IN FIORE?
Forse è celata tra il verde dei faggi:
arbores felices, come le
querce, o i lecci:
tu, Titiro, sdraiato al riparo di un grande faggio / intoni una
canzone silvestre sull'umile zampogna...
Cammino spesso nella faggeta al riparo dalla canicola estiva o
dai rigori della stagione più buia; ne ammiro le fronde tese che
proteggono dal vento indiscreto il simbolo del solstizio invernale.
Nel freddo pungente, l'agrifoglio difende con foglie coriacee
e puntute le drupe vermiglie, eppure, lo colgo nell'atto di
offrirle quale cibo gustoso [a dire il vero velenoso per gli uomini]
a piccoli uccelli; ne osservo la chioma spinosa e torno con la
mente a una vecchia ballata di paesi lontani:
l'edera e l'agrifoglio,
che sulle piante regnano, con grande amore voglio cantare...
Dalla fine dell’inverno, percorro interminabili sentieri in cerca di
orchidee; mi affascinano i minuscoli fiori, rara sintesi di assennata
perfezione.
Le scopro sui prati aridi e sassosi, le ammiro ai limiti
del bosco, le trovo all'ombra fresca dei faggi: mi piace osservarle
crescere, giorno dopo giorno, apprezzarne il fiorire che evolve
lentamente.
Un'attesa che spesso si vanifica nello spazio effimero
di un'assenza o nel passaggio di qualche animale, rinviando la
scoperta a un nuovo incontro, o, ancora oltre, a un nuovo anno.
PUÒ, DUNQUE, LA FORZA CHE MI COSTRINGE A TORNARE SVELARSI TRA I RAMI
DI UN FAGGIO?
Può risiedere, forse, sui pendii olivati che l'uomo ha disegnato
con cura quasi parentale, ponendo pietra su pietra, definendo
la trama variegata di lunette e gradoni.
Può comporsi lungo il
cammino di un vecchio acquedotto o apparire alla luce fioca
di un lumino con cui ancora si onora la Madre di Cristo, svelata
dal pennello nel tenero abbraccio.
Certe volte, macaoni e podaliri si danno appuntamento dove
l’aria generosa mitiga il caldo che opprime la valle; li osservo,
di nascosto, per non turbare l’equilibrio di quei voli leggeri.
Lontano, tra gli alberi torti in cui l'ombra sembra non trovare
dimora, mi colpisce la forma svettante dei campanili sormontati
da piccole croci.
Mi avvicino, ed
entrando in quelle piccole chiese mi emoziona la presenza di
labili pitture che l'umidezza dissolve nel silenzio del tempo,
complice l'inerzia pigra che ci accompagna.
Rivedo il pellegrino fermo a pregare, al riparo dall’afa, dal
freddo, dal vento, rinfrancato da un pezzo di pane e, forse, da
un bicchiere di vino.
SONO DUNQUE GLI INCONTRI INATTESI A CONDURMI IN QUESTI LUOGHI?
In inverno mi attraggono le creste rotonde; le raggiungo per
stretti sentieri e vie polverose, superando rocce calcaree e prati
spogli e sassosi.
Da questi monti, nelle giornate limpide e serene,
lo sguardo si perde in lontananza, quasi sorretto, a tratti sospinto
dal vento gelido di tramontana:
guida più piano che voglio
vedere, guida più lontano che voglio arrivare...
Solo ieri, il respiro dei fiumi esalava calmo e sottile, sfumando
nella nebbia i contorni delle valli e risalendo intenso, quasi
opprimendo, sino a lambire le prime case di Trevi.
Corsi d'acqua e il ricordo di antiche paludi richiamano in questi
luoghi aironi bianchi e cinerini e invitano alla sosta piccole
garzette dal piumaggio candido e dalla crestina sottile.
Mi capita
di osservarli nella quiete solare di un qualunque pomeriggio d’estate. Si alzano in volo lenti e sinuosi; si confondono
tra i getti radenti di fontane ritmate, che si librano per poi
ricadere e baciare la polvere arsa.
Siamo in Valle Umbra, uno spazio di calma appagante, ma anche una terra su cui la scure dell'uomo si è abbattuta con forza ripetuta [e devo ancora capire se i colpi siano stati inferti con complice disprezzo o per umana ignoranza].
Eppure, nel pulsare vivo della campagna,
questa regione conserva qualcosa
di dolce e allo stesso tempo di grandioso e romantico.
Cammino pigramente lungo il fiume Clitunno e continuo a pensare,
mentre la luce del giorno scompare dietro i Martani e la
bruma serale scende lenta, ammantando di silenzio ogni respiro nella valle:
QUEST'ANGOLO DI TERRA MI RENDE FELICE…
Tiziana Ravagli e Giampaolo Filippucci, così raccontano Trevi: paesaggi da gustare

Per comunicare con noi: info@treviambiente.it
Grazie a tutti coloro che parteciperanno a questo viaggio!
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