Note d'autore

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Di natura e d'intimi pensieri


I trevani raccontano Trevi e il suo ambiente

A te voglio dedicare le tue e le mie memorie... La vecchia quercia
Era il 12 Dicembre 2008:
Mi sveglio con la preoccupazione di riattivare la luce, guardo l'orologio fermo dalle tre del mattino.
Durante la notte aveva fatto temporale ma non avevo sentito molto il suo fragore.
Mio marito appena sveglio si affaccia alla finestra e mi dice che è caduta la quercia del campo.
Sono andata a vedere e subito ho pensato al racconto della mia autobiografia...
Sì, la quercia della mia vita!
Non proprio quella, perché nei miei scritti ne ho tenuta mentalmente presente un'altra che è posizionata a poca distanza.
L'evento mi ha sconvolto.
Come sempre, per mia natura, non riesco ad ostentare il dolore all'esterno.
Parlo poco se sollecitata limitandomi a dire che ho un grande dolore.
Le domande principali sono quelle del recupero della legna e il rifornimento di essa per lungo tempo.
Solo lo scritto mi fa piangere e mi consola.
Mi fa gridare e mi fa tacere.
Più passa il tempo e più mi sento triste.
Se poi vedo la quercia ancora in terra mi da la sensazione che i suoi poderosi rami chiedano aiuto!Si piegano, si attorcigliano, piangono rivolti verso il cielo quasi a segnare la presenza di un'anima che non finisce con il tempo.
La chioma larga occupa più di venti metri di superficie.
Le foglie ingiallite e marroni aderiscono piatte al terreno senza un alito di ripresa e senza una speranza di vita Oh! Che dolore! Non ho ancora il coraggio di avvicinarmi alle sue fronde,la guardo da lontano come se non fosse vero.
Il pensiero della sua morte mi attira in ogni momento della giornata e la vedo sempre fissa nel terreno, sempre più spenta, sempre più nera.
E così, in una notte tempestosa il grande albero ha perso la sua forza e la sua vigorosità.
Ho pensato: il fulmine non ha perdonato questa povera creatura...ma ancora più triste mi sono sentita quando mio marito dice che dopo tanti anni gli alberi muoiono...
Anni? Secoli!!!
Da una stima superficiale sono circa quattrocentocinquanta anni che quel monumento era lì.
Pensieri affollano la mia mente cercando di ricordare o immaginare l'entusiasmo e l'ardore di chi ha piantato il primo ramoscello con la speranza di accompagnare la sua crescita e di morire con esso.
Chi sa se sarà stato il mio quinto avo,così come nominato nella descrizione dell'albero genealogico?
Perché penso a lui? E non a qualcun altro che prima di lui ha abitato questa terra?...questa casa?
Perché sento che da lui ha avuto origine il mio filo vitale, forte, continuo e ben alimentato dalle radici.
Ogni volta che tocco un pezzo di ramo per accendere il fuoco, rivivo la sua vigorosità e la sua fiamma viva mi scalda con un sommesso lamento di aiuto.
Penso che era stato piantato per delimitare i confini.
Per difendersi dalle intemperie.
Per definire e arricchire i possedimenti.
Per fare legna.
Per costruire mobili o qualsiasi altro strumento utile ai lavori agricoli.
Nei vecchi documenti che possiedo ho letto che mia nonna Orsola era proprietaria di dodici querce nel vicino paese da dove proveniva prima di trasferirsi con la famiglia in questa casa.
Esse costituivano parte del patrimonio ricevuto in dote, erano state numerate e vendute con atti notarili.
Allora sempre più mi convinco che questi alberi facevano parte della casa, della famiglia alla stregua di un figlio o di un parente.
Oh! Se potesse parlare!
Gridare al mondo intero la sua esistenza, il suo formarsi e il suo crescere in un contesto familiare, dove tutti gli sguardi erano rivolti alla sua figura dapprima esile e poi pian piano sempre più grande.
Forti speranze si sono riposte in essa a cominciare dal simbolo di guardiano della casa, ad aspettare la maturazione dei suoi frutti per sfamare gli animali, ad accogliere il riposo dalle lunghe fatiche del lavoro della terra...
Qualcuno, posso immaginare avrà trascorso lungo tempo a parlarci, a rasserenarsi l'anima con il dolce fruscio delle foglie e con un piacevole sottofondo musicale mosso dal venticello fresco della mattina o da quello corroborante della sera illuminato dal rosso fuoco dei raggi del sole.
Anche io mi immedesimo e mi addentro in questa oasi, ripenso con piacere alle sensazioni che mi procurava quando mi trovavo sotto di essa e respiravo aria pura e fresca.
Nelle calde giornate dal tepore primaverile osservavo la sua possanza.
A volte non osavo avvicinarmi al suo tronco ricoperto di fitta edera perché rappresentava misteri, misteri di antico, di fantasmi Sotto la sua ombra mi pareva di vedere folletti che ballano e abbracciano il tronco, ma che vengono scacciati da una forza dalle sembianze umane così come la corteccia dura e nera rappresenta.
Consideravo quella zona quasi minata perché la sua grandezza aveva invaso di erba alta di rovi e cespugli tutta la circonferenza, dando facile ospitalità agli animali o a serpenti di cui ho tanta paura.
Era però la zona più fertile per le erbette di campagna, l'agrifoglio, gli asparagi, le violette e le margherite che formavano all'intorno un allegro tappeto colorato e profumato.
Ogni anno non mi faccio sfuggire queste primizie e ci ritornerò con il ricordo nel cuore.
Il mio sguardo si perdeva nell'alto della sua chioma, un pensiero mi saliva dall'anima e restavo estasiata dalla sua maestosità.
Ora mi manca, sento che non ne posso fare a meno, è come se si fosse spezzato il filo dell'eternità, eternità perduta, eternità conquistata Sì, conquistata perché le fresche erbette saranno il simbolo della rinascita, di qualcosa che è esistito e che non può morire nel mio cuore.
Neanche un ramo verde che mi può ridare la speranza di tornare a vivere! E allora cerco qualcuno o qualcosa che possa consolarmi, e che possa farmi rinascere.
Non posso fare a meno di tradurre in versi quello che sento e che provo.

Guardo il cielo,guardo il mondo!
Cerco la stella più grande ma non la trovo/la nuvola della notte l'ha portata via.
Tutto è buio intorno.
Una sagoma scura,grande,larga appare ai miei occhi increduli.
Sono attirata da quelle fronde e da quel respiro ormai sopito...
.. Il cuore piange di dolore/ note musicali,fiati di tromba elevano la mia anima in mezzo alla tempesta.
Cado a brandelli e cerco la luce della tua speranza.
Illuminami/parlami ancora...



Emiliana Carletti, così racconta un aspetto del paesaggio: la vecchia quercia

Note d'autore

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Grazie a tutti coloro che parteciperanno a questo viaggio!

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