Leandro Alberti
Ritornando a dietro a Fuligno, et passando oltre a quello, si vede alla sinistra lungo la costa degli alti monti
dell’Appennino Trevi.
Secondo Biondo pare, che sia questo quel luogo detto Mutisce, seguitando Servio sopra quelle parole di
Verg. nel 7. lib. Ereti manus omnes oliviferaeque Mutiscae.
Et vuole che così Mutisce fosse primieramente detto, et poi Trebia (hora Trebula) appresso cui Annibale
superò i Romani, inducendo quel verso di Lucano. Quod impunita nati tempora tinnarum, Trebiaeque inventur.
In vero pare a me errare gravemente Servio dicendo esser questa città Trebia, ove Annibale diede la rotta ai Rom.
conciosia cosa, che quella Trebia è un fiume nella Gallia Togata oltre a Piacenza (come dimostra Livio)
et questo luogo di Mutisce, secondo le parole di Verg. è quivi ne gli Ombri vicino a i Sabini, et crede che ’l
sia Trevi poi nominato Mutisce, et altresì Trebula (come parimente scrive il Landino, et Plinio nella 4. regione al capo 11.
del 3. lib. ove afferma gli Trebulani esser dimandati Mutisce, et Suffenati.
Et Dionisio Alicarn. nel 1. lib. dimostra esser
Trebula vicino alla via Quincia, da Riete discosto 60. stadij, et siano 7. miglia, et mezo posta sopra d’un picciolo colle.
Et ella è annoverata fra i Sabini da Strab. Plin. et Tolomeo.
Et per tanto il sito, et similmente parte del nome, assai dimostrano doversi tenere fosse Trevi, Mutisce, et Trebula,
conciosia cosa, che è il territorio di quella molto abondante d’olivi, come dice Vergilio, et ella è posta
a gli confini de’ Sabini, tale che altre volte si poneva fra essi, secondo gli scrittori sopranominati,
et etiandio il nome di Trevi assai si conferma con Trebula.
Et perché habbiamo detto, che Dionisio scrive esser questa città vicina alla via Quintia,
et hora si vede lungo la via Flaminia, così direi, come ne’ tempi di Varrone, da cui ha istratto queste cose
Dionisio secondo ch’egli dice, era nominata questa via Quintia, et che poi in successione di tempo, essendo rassettata
da Flaminio (come dimostrerò a luogo suo) fu dimandata Flaminia.
Ne fa memoria Livio de gli Trebulani nel 20. lib. scrivendo, che fossero fra i cittadini R. Et Mar. così dice del cascio
Trebolano.
Trebula nos genuit, commendat gratia duplex
Sive levi Flama, sive domamur aqua.
Et altrove.
Humida, qua gelidas submittit Trebula vales,
Et virdis Cancri mensibus alger ager.
Poi all’incontro di Trevi sopra gli ameni colli scorgesi Monte Falco Castello di nuovo nome,
come scrive Biondo, et il Volaterrano, ma di popolo molto pieno, onde ebbe origine la vergine
B. Chiara dell’ordine de gli Eremitani.
Nel cui cuore, essendo passata ella a miglior diporto, furono ritrovati scolpiti tutti li misteri della sacrata
passione di Christo, con la croce, et con tre picciole pietre tutte di un medesimo peso, dinotando in quanta veneratione
haveva havuto il profondissimo [90v] misterio della santissima Trinità.
Poi alle radici di quel colle nella già via Flaminia, vi è Bevagna da Catone, Strabone, Tolomeo, et Cor. Tac. nel 9. lib.
Mevania detta.
-omissis-
Veggonsi molti alti i Monti, quali sono sopra Nuceria, et del fiume Topino, che corre alle radici del colle,
sopra cui giace essa città (come dimostrai) supra Fuligno, Trevi, et Spoleto.
Vero è, che fra sé sono partiti dalle vallete, et fiumicelli in tal maniera, che dalla pianura, valle di Spoleto
dimandata (di cui dicessimo, esser tanto fruttifera, et dilettevole) ritrovansi gran spatio, et instanza insino all’Apennino.
Nel qual spatio appareno molti castelli, ville, et contrade d’antico nome.
-omissis-
Dipoi sotto il colle (ove dicessimo esser Trevi) vedesi una fontana di chiarissima acqua,
quale ne getta tanta abondanza, che fra spatio d’uno stadio, produce un fiume, che mette poi capo nel Topino sotto Fuligno.
Egli è questo fiume il Clitunno ramentato da Verg. nel 2. lib. della Georgica, quando scrive.
Hinc albi Clitunne greges et maxima taurus,
Victima saepe tuo, perfusi flumine sacro.
Romanos ad Templa deum duxere triumphos.
Et Sillio nel 8.
Et lavit ingentem perfundens flumine sacro
Clitumnus taurum.
Dice Servio sopra i versi antidetti di Vergilio esser il fiume Clitunno vicino a Mevania,
et ivi nascere i buoi bianchi bevendo dell’acqua del detto, le matri d’essi, dei quali poi ne era fatto sagrificio
da i trionfatori in Roma prima lavati con l’acqua di esso fiume.
Et Pietro Marso dichiarando i versi sopra posti di Sillio, parimente scrive, sì come Servio.
Vero è, che Plinio nel capo 106. del terzo libro dice haver tal virtù l’acqua di questo fiume,
che bevendone i buoi diventano bianchi, soggiunge che detto fiume è ne’ Falisci.
-omissis-
Nondimeno si dee tenere che sia questo fiume Clitunno nell’Ombria come dimostra Lucano,
Propertio, et Servio con molti altri scrittori.
Et pur se alcuno dicesse che Plin. altrove dice esser lo Clitunno ne’ Falisci,
costantemente risponderei esser falso, parlando però di questo Clitunno.
Ma in vero io non ho ritrovato alcun fiume ne’ Falisci di tal nome, et c’habbia la virtù di
far nascere i buoi bianchi, overo che nati bevendo della detta acqua diventano bianchi.
Sono altresì fra Trevi, et Spoleto molti castelli de gli Spoletini.
Ritrovasi fra quegli asperi, et alti monti Cereto castel di nuovo nome, et molto pieno di popolo...
Bibliografia
Tratto da: Descrittione di tutta l'Italia, et isole pertinenti ad essa.Di fra Leandro Alberti bolognese.
Nella quale si contiene il sito di essa,l'origine, e le signorie delle citta, e de' castelli; co' nomi antichi, e moderni;
i costumi de popoli, e le conditioni de paesi; Stampatore: Paolo Ugolino; Venezia, 1596
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Pubblicato su www.liberliber a cura di:
Catia Righi, catia_righi@tin.it
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Segnalato a TreviAmbiente da Danilo Rapastella.

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