Santo Stefano (ruderi), Manciano

Santo Stefano di Manciano fu eretto sul versante settentrionale della Montagna di Matigge, ad una quota di circa m 527 s.l.m. in posizione isolata e piuttosto distante dai più vicini centri abitati della montagna trevana.
È un edificio di culto risalente circa al XII secolo con un ampliamento forse riferibile al secolo successivo, di cui restano oggi solo pochi resti, immerso nella fitta vegetazione boschiva.
All'interno dei ruderi è ancora visibile parte della cripta a sala unica e pianta quadrata.
Al di sopra, troviamo i resti del presbiterio sopraelevato e dell'abside semicircolare.
La chiesa era annessa ad un'abbazia più antica, la cui fondazione si fa risalire circa al 600 d.C.
Secondo le memorie popolari fu centro di culto ricco di beni preziosi e di leggende.
I documenti storici legano questa chiesa all'ordine dei Benedettini, anche se nei resoconti della visita pastorale del Lascaris si cita la presenza di monaci dell'ordine degli Umiliati.

Lo Jacobilli narra che, il 18 ottobre del 1318, l'abbate Pietro, non riuscendo a riportare i monaci di santo Stefano di Manciano alla pura osservanza della regola "...
per esser nel capo, e nelli membri dissoluto, diruto e diformato nelle persone e nella robba et oppresso nel spirituale, e nel temporale, nè potervi più tener l'osservanza regolare: sapendo il Monastero di Sassovivo con suoi membri stava in vigore nel culto divino, e nell'osservanza regolare, ...", decise di annettere questa abbazia a quella di Sassovivo, conosciuta ed apprezzata per la fervenza religiosa dei monaci, con tutti i suoi membri, le pertinenze e i beni.
L'abbazia conobbe in seguito alterne fortune, ora sotto il rettore del ducato di Spoleto, per decisione di Papa Giovanni XXII (nell'anno 1319), ora sottomessa al Vescovo di questa città, data in cambio della Pieve di Montefalco (nell'anno 1320).
Nel 1363 vi risiede il Vescovo Giovanni (Jean d'Amiel).
Nel 1429 risulta già abbandonata ed oggetto di un restauro da parte della mensa vescovile spoletina. Nel 1571 il Vescovo De Lunel la descrive " ...
in indecenti loco, et satis remoto, et separata a prefata villa..." e priva di pavimento.
Lui stesso ordinò la chiusura di due porte e della "catacumbam" sotto l'altare per ottenere un luogo di sepoltura.
Dai resoconti di questa visita veniamo anche a conoscenza che erano stati gli stessi abitanti di Manciano a non volere che fosse pavimentata, desiderando avere una chiesa posta in posizione più comoda e vicina al centro abitato.

La nuova chiesa, eretta nel 1595 - come indicato in una ceramica inserita sopra la porta d'ingresso - fu dedicata al Salvatore.
Ancora oggi, la popolazione di Manciano festeggia come patrono santo Stefano, mentre nel mese di settembre, con celebrazione finale l'ultima domenica del mese, solennizza la Madonna del Rosario.
Dai resoconti della visita del Barberini del 1612 sappiamo che il campanile era stato devastato da un fulmine e che la campana era conservata nella casa parrocchiale.
Per raggiungere quanto resta di Santo Stefano di Manciano si possono seguire le indicazioni puntualmente descritte nell'itinerario n. 2 del volume "Trevi: quattro passi tra storia e natura" edito dall'Associazione Pro Trevi e dal Comune di Trevi.
La visita ai ruderi si può abbinare ad una bella escursione che parte dalla Torre di Matigge, giunge alla chiesa di San Nicolò, prosegue verso i resti di Santo Stefano - ai quali si perviene grazie ad una breve digressione - si inoltra verso la chiesetta di San Martino e diverse frazioni di Manciano, per tornare, quindi, al punto di partenza, facendoci conoscere ed apprezzare questa montagna e quella di Matigge, con tutte le emergenze storiche ed ambientali del territorio attraversato.
I SANTI
Santo Stefano - in Italia e in genere in tutta l'Europa occidentale si festeggia il 26 dicembre, mentre in oriente il 27 dello stesso mese.
Visse nel I secolo in Palestina.
Fu uno dei primi sette diaconi.
Negli Atti degli Apostoli si legge (6, 1-5): "In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perchè venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest'incarico ...» Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas e Nicola ...".
È ricordato come uomo di grande conoscenza e ricco di fede: "Stefano intanto, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo. Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei «liberti» ... ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava." (Atti Apostoli 6, 8-10).
Stefano è conosciuto come il primo martire della chiesa cristiana; dopo una lunga disputa teologica con i sacerdoti nella sinagoga fu lapidato: "... lo trascinarono fuori dalla città e si misero a lapidarlo ... Così lapidavano Stefano mentre pregava..." (Atti Apostoli 7, 58-59).
Stefano fu ucciso appena fuori dalle mura di Gerusalemme, dove l'imperatrice Eudossia, tra il 430 e il 440, fece costruire una basilica a lui dedicata.
Alla lapidazione di Stefano era presente il giovane Saulo: "E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo." (Atti Apostoli 6, 58) - Paolo da convertito, san Paolo, che approvò la morte del diacono.
Il termine diacono - servo o ministro - verrà usato per primo proprio da Paolo.
Con la morte di Stefano, il cristianesimo uscì dai templi e si diffuse nel mondo.
Nell'iconografia è spesso rappresentato con la dalmatica, che è l'abito dei diaconi, la palma simbolo del martirio, le pietre con cui fu lapidato e il libro segno di sapienza e conoscenza.
Nelle raffigurazioni medioevali ha spesso la tonsura dei monachi.
In oriente, in particolare, è accompagnato dallo scrigno dei Sacri Doni - generalmente coperto da un velo rosso, segno di rispetto - e da un incensiere.
È il santo protettore dei diaconi, dei frombolieri, dei muratori e scalpellini, dei selciatori e dei tagliapietra.
È invocato da chi soffre di mal di testa e per ottenere una buona morte.
BIBLIOGRAFIA
- Giorgi Rosa "Santi", Dizionari dell'Arte, Mondadori Electa, Milano 2002
- La Bibbia, Nuovo Testamento, Atti degli Apostoli
- Nessi Silvestro, Ceccaroni Sandro, a cura di, "Da Spoleto a Trevi lungo la Flaminia", "Itinerari Spoletini", n. 5, Spoleto 1979
- Ravagli Tiziana e Giampaolo Filippucci "Trevi: quattro passi tra storia e natura", Pro Trevi, Comune di Trevi, C.A.I. Sez. di Foligno, 1997
- Tradigo Alfredo "Icone e Santi d'Oriente", Dizionari dell'Arte, Mondadori Electa, Milano 2004
- Zenobi Carlo "Trevi Antica - dal Neolitico al 1214" - MRT Editore, Foligno 1995
- Zenobi Carlo, a cura di, "TREVI - Guida Turistica" - Comune di Trevi - II ed., 1991
- www.protrevi.com (a cura di Franco Spellani)
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Galleria di immagini della chiesa di Santo Stefano (ruderi), Manciano