pSIC Fonti e Fiume Clitunno
Sito di Interesse Comunitario pSIC n. 53 - codice IT5210053 - "Fonti e Fiume Clitunno"
ASPETTI GEOGRAFICI - Il primo tratto dell’asta fluviale del fiume Clitunno, dalle "Fonti", nel comune di Campello sul Clitunno, fino circa alla Chiesa Tonda in località Pigge, nel comune di Trevi, appartiene al Sito di Interesse Comunitario "Fonti e Fiume Clitunno", proposto per l’inserimento nella rete ecologica europea "Natura 2000".
Questo sito è un piccolo complesso ambientale della Valle Umbra meridionale: ha, infatti, un’estensione di soli 0,189 Kmq.
È formato dalle aree sorgive, da un laghetto naturale, in parte circondato da fossi e canali che delimitano piccolissime zone prative umide e palustri, e dal primo tratto del fiume.
Osservando il letto del laghetto si possono osservare delle profonde buche a forma d’imbuto: queste sono il risultato dell’affioramento delle polle idriche dal fondo sedimentario che, grazie ad una forte corrente verticale risalente, impedisce il deposito dei sedimenti nell’area di emersione. La profondità di tali buche può superare i quattro metri. Per il resto del bacino le acque hanno una profondità inferiore che diminuisce in prossimità delle sponde.

ASPETTI GEOBOTANICI - Il sito "Fonti e Fiume Clitunno" mostra uno dei migliori esempi regionali di vegetazione idrofitica sviluppata in ambito sorgivo, per ricchezza floristica e stato di conservazione.
Di notevole interesse è, comunque, tutta la vegetazione di questa area: vi sono presenti lembi di vegetazione idrofitica, elofitica (con piccoli e preziosi cariceti) e igro-nitrofila.
Tra le entità floristiche di maggior rilievo naturalistico si ricordano:
Hippuris vulgaris, idrofita presente in Umbria solo in altre due stazioni,
Myriophyllun spicatum,
Myriophyllum verticillatum,
Carex acutiformis, specie rare a livello regionale, e
Iris pseudacorus, specie non comune e di particolare significato fitogeografico.
Gli HABITAT COMUNITARI (ambiente fisico) sono quelli dei fiumi delle pianure e montani, con vegetazione del
Ranunculion fluitantis e
Callitricho-Batrachion (3260), e dei laghi eutrofici naturali (3150).
ASPETTI FAUNISTICI - Nel tratto compreso tra le "Fonti" e Pigge, la specie ittica dominante è la trota fario; tra le specie comuni è ricordata la presenza del ghiozzetto di ruscello e del vairone, mentre tra quelle meno comuni/rare l’anguilla, il barbo tiberino, il cavedano, lo spinarello, la lampreda e la rovella.
Il tratto seguente, sino all’intersezione con il fiume Timia, è caratterizzato dal barbo tiberino e dal cavedano; tra le altre specie dominanti sono citati il ghiozzetto di ruscello e il vairone, con la rovella inserita tra le specie comuni.
Tra le specie meno comuni/rare sono indicate la trota fario, l’anguilla, lo spinarello, il cavedano etrusco, il cobite e la tinca.
Tra le specie alloctone, infine, sono citate l’alborella, il carassio, la carpa, la gambusia e la lasca.
(fonte Orsomando E., Ragni B., Segatori R. "Siti Natura 2000 in Umbria - manuale per la conoscenza e l’uso", Perugia, 2004)
Alcune notizie sul fiume Clitunno
Il fiume Clitunno è lungo circa 16 km.
Scorre tra il comune di Campello e quello di Bevagna, dove il Clitunno si unisce al torrente Teverone per formare il fiume Timia.
Il Clitunno nasce in primo luogo da ricche essurgenze (le "Fonti") che affiorano attraverso i depositi della pianura e convogliano in questi luoghi le acque carsiche raccolte nella struttura calcarea del monte Serano.
Le sorgenti del Clitunno hanno complessivamente una portata media annua di circa 1.400 l/sec, con le "Fonti" (circa 1000 l/sec) che alimentano il laghetto omonimo e la sorgente "il Tempio" che contribuisce a rifornire la rete acquedottistica, a servizio di una parte del territorio locale.
"Le Fonti" hanno un carattere solfato-alcalino-terroso ed emergono, con una temperatura media di 12°C, ad una quota di circa m 225 s.l.m., ai piedi del monte Serano.
Hanno un ritardo di circa sei mesi rispetto alle piogge, a testimoniare l’ampio bacino di alimentazione e la profondità raggiunta nella circolazione idrica sotterranea.
"Il Tempio", localizzata al fianco del Tempietto sul Clitunno, ha acque di tipo bicarbonato-calcico, con residuo fisso minore rispetto a quello delle "Fonti" e una temperatura inferiore di mezzo grado (11,5°).
Ha un ritardo rispetto alle piogge di circa un mese, a testimoniare la maggiore superficialità della falda, che è difatti influenzata più direttamente dagli eventi meteorici, pluviali e nivali.
Queste differenze ci indicano chiaramente la loro provenienza da due circuiti idrici sotterranei differenti, con le acque che alimentano le "Fonti" che vanno evidentemente ad interessare anche i livelli evaporitici - Formazione delle Anidriti di Burano - che si trovano alla base della Serie carbonatica Umbro-Marchigiana.
Le principali sorgenti del fiume Clitunno emergono là dove la pianura ha uno stacco morfologico deciso rispetto alle dorsali carbonatiche d’alimentazione.
Accanto alle due emergenze principali ricordiamo anche tre scaturigini minori, poste a diverse altezze rispetto alla planizie: Sant’Arcangelo che affiora ad una quota di circa m 551 s.l.m. con una temperatura di 12,5°C, i Pisciarelli che emerge alla quota di m 837 s.l.m. con una temperatura di 7,7°C e Fontanelle, localizzata all’altezza di m 1174 s.l.m., che fuoriesce con una temperatura di poco superiore.
Queste sorgenti apportano complessivamente circa 100 l/sec e contribuiscono in maniera modesta alla portata complessiva del fiume.
Plinio il Giovane nella sua VIII Epistola inviata all’amico Romano così descrive il Clitunno, le Vene e il lago che si formava dalle sue sorgenti: "...
Alle sue radici da molte e ineguali vene deriva una sorgente che, dopo aver vinto il gorgo che essa stessa forma, si allarga in un ampio lago così limpido e cristallino che potresti contarvi le monete gettate e i lucidi sassolini."
Tobias Smollet, scrittore scozzese, che transitò in valle umbra nell’anno 1764, così la descrive: "...
La strada tra Spoleto e Foligno è buona e attraversa una pianura incantevole, ben coltivata e che abbonda d’olio, vino, grano e bestiame; essa è irrigata dal pastoral fiume Clitunno che nasce da una roccia presso la strada maestra e scorre in due o tre ruscelli separati...".
Nella zona di Pietrarossa, lungo la riva del sacro fiume Clitunno, sorgevano i bagni che Augusto donò agli Spellani. In quei tempi il fiume Clitunno aveva sin dalle scaturigini una portata e un’ampiezza che lo rendevano navigabile nei due sensi. L’energia della corrente era tale che le imbarcazioni lo discendevano senza l’uso dei remi, mentre occorreva molta forza di braccia per risalire verso la sorgente: "
Dal Clitunno si poteva raggiungere Roma con imbarcazioni (Caligola lo fece nel 40 d.C.)".
La crisi sismica del 446 d.C, ridusse di molto la portata sia del fiume Clitunno, sia di altri corsi d’acqua, che una volta dovevano essere probabilmente navigabili e che ora non lo sono più.
Questa crisi, che secondo alcuni autori si deve datare al 440 d.C., afflisse la regione europea per circa sei mesi.
Per dovere di cronaca ricordiamo anche che circa ottanta anni prima, nel 365 d.C, un altro terremoto aveva sconvolto la nostra valle distruggendo la Trevi de planu.
Il fiume Clitunno anticamente era detto Cleoton, Cleo o Cliton.
In Trevi Antica troviamo che il nome
Clitumnus deriva da
Clit-umnus (
umnus =
amnis = fiume) con il significato, quindi, di
fiume Clit.
Questo corso d’acqua era rinomato per i candidi buoi, allevati lungo le sue rive, animali molto apprezzati dagli antichi romani, quali vittime sacrificali per i trionfi bellici.
Li utilizzavano con le corna dorate, ornati di bende e ghirlande fiorite, per ringraziare gli dei delle conquiste effettuate.
Publio Virgilio Marone così racconta: "
Da qui, o Clitunno, le bianche greggi e il toro, che era la vittima maggiore, bagnati dalla tua sacra corrente, trassero ai templi degli dei i trionfi romani".
L’antico Cleoton era diviso in due parti, una sacra comprendente la zona delle sorgenti, destinata ai riti e ai culti, l’altra profana (contenente anche la località Pietrarossa) dedicata ai bagni e ai divertimenti.
Secondo alcuni autori la zona di demarcazione tra queste due porzioni si poteva individuare nella località Lapigge, toponimo che potrebbe derivare dal termine latino Pons lapideus (Ponte di Pietra).
Secondo altri, tuttavia, il ponte in questione era invece il Ponte Maggiore, in loc. Faustana.
Era il 1852, quando il conte Paolo Campello volle ridonare alle Fonti del Clitunno l’impianto scenografico-paesaggistico narrato da Plinio, che possiamo oggi ammirare: "
Io feci togliere molta terra affinché quello che allora dicevano "pozzo piano" si potesse praticare con battello. Fatte indietreggiare le ripe, prese l’aspetto di lago dal più limpido fondo che si direbbe di zàffiri e lapislazzuli".
Qui, polle d’acqua limpidissima formano un piccolo lago, contornato da rive erbose, ombreggiato da salici e pioppi, i primi importati nell’ormai lontano 1865, dall’Isola di Sant’Elena.
Luoghi resi famosi da incisori e pittori, come Poussin, Minardi, Wilson, Corot.
Luoghi straordinariamente descritti da Plinio il Giovane e cantati da Lord Byron.
Luoghi poeticamente ricordati da Carducci nella sua Ode alle Fonti del Clitunno:
"...
Oscure intanto fumano le nubi
su l’Apennino: grande, austera, verde
da le montagne digradanti in cerchio
l’Umbria guarda..."
A Casco dell’Acqua il fiume Clitunno si divide in due rami.
Si tratta di una biforcazione realizzata dall’uomo tramite opere murarie e saracinesche.
Il ramo principale prosegue verso Bevagna; nei pressi di questa città una recente opera idraulica, il "nuovo" Sportone Maderno (opera realizzata dal Consorzio della Bonificazione Umbra negli anni '90 del secolo scorso), regola direttamente l'afflusso delle acque dell'Alveolo nel torrente Teverone.
Il "vecchio" Sportone Maderno, ora praticamente in disuso, disciplinava, invece, il deflusso nel Teverone-Timia del Clitunno già arricchito delle acque dell'Alveolo;
l’opera, infatti, aveva il compito di soddisfare sia le esigenze di Bevagna di avere acqua per i propri molini, regolando al contempo il deflusso del fiume nella città, sia quelle di Foligno e Trevi che avevano la necessità di far scorrere le acque nella piana per evitare pericolosi impaludamenti.
Per inciso ricordiamo che il nome
Sportone Maderno deriva dal nome dell'architetto che ne autorizzò la realizzazione nel dicembre del 1600.
Il fiume Clitunno, a seguito dei nuovi interventi, raggiunge Bevagna più pulito, non avendo ricevuto le acque di scolo della valle che, come noto, sono raccolte dall'Alveolo o Alviòlo.
La restante corrente del Clitunno-Meandro prosegue il suo fluire indipendente verso Bevagna (alimentandone, come abbiamo anticipato, i molini) e successivamente si immette nel Teverone.
Il secondo ramo del fiume Clitunno - quello di sinistra - passa sotto il Marroggia-Tatarena tramite un condotto (detto Botte dell’Occhio, in prossimità del ponte omonimo), circa laddove questi torrenti si uniscono nel Teverone; scorre parallelo a quest’ultimo corso d’acqua per circa 6 km e si dirige verso la Torre di Montefalco.
Qui alimenta un molino, tanto che venne denominato Forma del Molino di Montefalco, e continua verso Bevagna, nei cui pressi confluisce ancora una volta nel Teverone-Timia, che alla fine raccoglie complessivamente le acque del fiume Clitunno.
Dall'incontro delle acque del fiume Clitunno e del torrente Teverone nasce, quindi, il fiume Timia; questo si unisce al Topino, insieme confluiscono nel Chiascio, e questo nel fiume Tevere, che è il livello di base delle acque di questa zona dell’Umbria.