Le siepi
Lungo i sentieri e tra i coltivi, probabilmente anche a segnare vecchi confini, permangono siepi naturali.
Le ricordiamo per la bellezza delle specie che le compongono, prevalentemente arbustive, tra cui il pruno selvatico (
Prunus spinosa L.), l'azzeruolo, il biancospino (
Crataegus oxyacantha L.), il sambuco (
Sambucus nigra L.), la rosa canina (
Rosa canina L.), il caprifoglio (
Lonicera periclymenum L.), la ginestra, la sanguinella (
Cornus sanguinea L.) e la velenosa berretta del prete (
Euonymus europaeus L.).
Sarà facile osservare tanti uccelli pascere tranquilli al limitare dei coltivi, pronti ad involarsi alle prime avvisaglie di pericolo per rifugiarsi nel fitto intrico dei filari arbustivi, ove spesso costruiscono il loro nido come i merli (
Turdus merula).
Le siepi offrono riparo a tante specie di insetti ed aracnidi.
Tra i rami sarà facile scoprire tele di ragno, preziosi ricami resi ancora più seducenti dalla rugiada del mattino, e rilevare la presenza di ragni come l'argiope, di cui riconosceremo facilmente la femmina per il caratteristico dorso giallo con ondulate striature orizzontali nere. Riparati dalle fronde o pronti a nascondervisi, godranno dei primi raggi di sole vari rettili tra cui il biacco (
Coluber viridiflavus), il saettone (
Elaphe longissima), le timide lucertole (
Podarcis muralis) e gli smeraldini ramarri (
Lacerta bilineata).
Nell'intricato svilupparsi dei rami fogliosi del sambuco amano costruire il proprio nido i moscardini.
Dei frutti del biancospino sono golosi topini selvatici, moscardini, lepri, faine e tassi.
Delle foglie dell'acero campestre sono ghiotti i maggiolini.
Dei frutti del corniolo si cibano con piacere piccoli mammiferi terragnoli, come le arvicole e i topi selvatici, ma anche mammiferi più grandi come la volpe (
Vulpes vulpes), il tasso e la faina.
L'averla piccola, visitatrice estiva e nidificante accertata, utilizza le false spine del prugnolo per infilzarvi le prede quando ne cattura più del necessario, costituendo così delle dispense per i momenti meno propizi.
Le foglie del
Prunus spinosa forniscono nutrimento alle larve di varie farfalle.
I fiori delle diverse specie presenti, ricchi di nettare, richiamano tanti insetti pronubi; sulle ombrellifere, come la carota selvatica (
Daucus carota L.), sarà facile osservare il grafosoma (
Graphosoma lineatum) dalla inconfondibile livrea rossa a fasce longitudinali nere.
Le siepi sono una fonte inesauribile di scoperte naturalistiche, un'importante riserva di biodiversità.
Meriterebbero certamente più attenzione e soprattutto una maggiore capacità di conservazione da parte dell'uomo che dovrebbe apprezzarne anche l'efficace ruolo svolto nella conservazione del suolo, contro smottamenti e ruscellamenti superficiali.
Siepi, fossi naturali, boschetti e le piccole, residuali, zone umide, ancora presenti in vari ambienti del nostro territorio, sanno certamente assicurare al territorio un'importante stabilità idrogeologica.
La costante presenza di vegetazione arborea, arbustiva ed erbacea, che li caratterizza tutto l'anno, garantisce un presidio maggiore di quanto non possano realizzare i coltivi, che dal raccolto alla semina successiva restano in realtà privi di qualsiasi difesa naturale.
Questo articolo, come tutti quelli riportati in questa sezione di
TreviAmbiente, è tratto dalla mostra permanente sull'ambiente e il territorio di Trevi e della Valle Umbra meridionale:
MostraAmbiente, visitabile presso il
complesso museale San Francesco di Trevi, ove è possibile visionare e richiedere i prodotti editoriali realizzati con il progetto.
Visitare la mostra significa avventurarsi in un percorso che è itinerario di ricerca e conoscenza, per comprendere l'ambiente di Trevi e della Valle Umbra meridionale, un invito a visitare i luoghi e i beni naturalistici presentati, per apprezzare nuovi sapori, profumi, spazi ed atmosfere di un territorio ancora ricco di seduzioni!
Il progetto
TreviAmbiente comprende, oltre alla mostra:
- il portale ambientale www.treviambiente.it - che stai consultando;
- gli album multimedia di TreviAmbiente - le prime due edizioni riproducono i contenuti di due successivi aggiornamenti del portale;
- gli album di TreviAmbiente - la prima edizione riproduce i contenuti della mostra in formato A3.
Il progetto
TreviAmbiente nasce da un'idea di Giampaolo Filippucci, Alvaro Paggi, Danilo Rapastella e Tiziana Ravagli, realizzato dagli stessi ideatori.
Scaturisce dai risultati di oltre quattordici anni di studi ed osservazioni nel territorio trevano (al 26 maggio del 2006, giorno di inugurazione della mostra), a partire dalla dorsale montuosa del Serano-Brunette sino alla pianura della Valle Umbra meridionale, e dalla pubblicazione di due volumi
Trevi quattro passi tra storia e natura di Ravagli T. e Filippucci G., 1997, e
Trevi de planu - arte, storia, natura, usanze e tradizioni della valle trevana, di Ravagli T., Filippucci G. e Paggi A., 2001, editi a cura dell'Associazione Pro Trevi.
I testi della mostra sono stati curati da Tiziana Ravagli, Giampaolo Filippucci e Alvaro Paggi, con la supervisione di Alessandro Menghini - Professore ordinario, Dipartimento di Biologia vegetale, Università degli Studi di Perugia, con la collaborazione scientifica di:
- Federico Venturi - Professore associato di Paleontologia, Università degli Studi di Perugia - per Gli Ammoniti del Serano;
- Alfiero Pepponi, Coordinatore umbro della LIPU, per I cieli di Trevi;
- Paolo Mazzei per I colori delle farfalle;
- Mauro Biagioli - Direttore di G.I.R.O.S. Notizie, Rivista ufficiale del Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee - per I colori delle orchidee.
La progettazione e la realizzazione grafica dei pannelli sono di Giampaolo Filippucci, Danilo Rapastella e Tiziana Ravagli. La preparazione delle immagini è stata eseguita da Danilo Rapastella. La stampa dei pannelli (così come del primo
Album di TreviAmbiente ) è stata curata da GraficArte Severini di Spoleto.
Per la realizzazione della mostra sono state utilizzate oltre 280 fotografie. Di queste più di 250 sono opera di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli (Archivio T&P Herbarium@Trevi), scelte tra le oltre 1200 immagini scattate nel territorio trevano e della Valle Umbra meridionale per l'intera prima fase del progetto
TreviAmbiente, ed elaborate per la pubblicazione dagli stessi autori.