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I prati sommitali


I monti Serano (m 1429 s.l.m.) e Brunette (m 1421 s.l.m.) sono parte dell'Appennino Umbro-Marchigiano, un'entità geomorfologica e litologica ben definita descrivibile come un sistema di pieghe e sovrascorrimenti disposti a formare un arco a convessità orientale.

Nelle aree sommitali affiorano i calcari micritici della Formazione della Maiolica: si sono deposti in un ambiente di sedimentazione di tipo pelagico a partire dal Titoniano superiore (Giurassico superiore, ovvero da circa 150-145 milioni di anni or sono).

Lungo la dorsale si possono osservare interessanti morfotipi carsici, formatisi per l'azione corrosiva delle acque meteoriche sul calcare, come le doline, presenti poco prima della vetta del Monte Brunette, ad occidente della stessa, e i piani carsici come quello di Rio Secco.

In prossimità della vetta del Monte Serano una forte antropizzazione ha modificato il paesaggio montano.
In questo luogo, infatti, ritenuto strategico per posizione, esposizione ed altitudine, sono stati ubicati un numero considerevole di ripetitori radio-televisivi.
Le pendici della dorsale Serano-Brunette sono in gran parte rivestite da boschi misti.

Una bella fioritura di viola eugeniae (1 maggio 2003)

Oltre la quota dei 1100 m s.l.m., a cavallo della linea spartiacque, i prati cacuminali subentrano al bosco con una linea di demarcazione piuttosto netta.
Sono costituiti da un'associazione floristica polifita.
In inverno i pascoli sono spesso coperti dal manto nevoso e sono battuti da venti provenienti da tutti i quadranti, così da assumere caratteristiche climatiche di tipo continentale. Dopo la scomparsa della neve i prati sommitali hanno un aspetto desolato, ma già con i primi tepori primaverili, specialmente alle quote più basse, la ripresa vegetativa è veloce e tra le prime chiazze d'erba verde appare una ricca fioritura di crochi e pallidi zafferanetti (Romulea bulbocodium (L.) Sebastiani e Mauri). Seguono tante altre specie tra cui il non ti scordar di me, il tarassaco officinale, la genziana di primavera (Gentiana verna L.), le più comuni pratoline, i piccoli eliantemi gialli, il più grande e candido eliantemo dell'appennino (Helianthemum apenninum (L.) Miller), la valerianella, inconfondibile nel suo abito rosa-antico, la solare potentilla a sette foglie (Potentilla heptaphylla L.) e il narciso selvatico (Narcissus poeticus L.). Tra la fine di aprile e i primi di maggio interi versanti sono ricoperti da un tappeto giallo, maculato di viola, di viole eugenia (Viola eugeniae Parl. ssp. eugeniae), endemismo appenninico. A tarda primavera i prati si colorano del giallo intenso dei tulipani silvestri o dei campi (Tulipa silvestris L.), dei toni rosso vinaccia dei fiori campanulati e penduli delle fritillarie (Fritillaria tenella Bieb.) ed ancora dell'arancio vigoroso dei gigli di san Giovanni (Lilium bulbiferum L. ssp. croceum (Chaix) Baker) e del bianco dei giunchiformi asfodeli (Asphodelus albus Miller). Da fine maggio fioriscono le genzianelle (Genzianella columnae (Ten.) J. Holub), un endemismo dell'Appennino centro-meridionale. Con l'estate e la conseguente siccità, nei pascoli si attua inesorabilmente un processo di riduzione e di essiccamento, benché si osservi ancora una leggera fioritura di composite, liliacee ed ombrellifere.
Al di sopra dei 1100 m di quota, l'alta porosità del terreno contribuisce ad esaltare l'habitus xerofitico della vegetazione costituita soprattutto da specie basse, a ciclo vegetativo breve, dove non mancano specie spinescenti come l'eringio ametistino (Eryngium amethystinum L.) e il cardo rosso (Carduus nutans L.).

I Monti Serano e Brunette sono stati proposti tra i Siti di Interesse Comunitario della Regione Umbria (pSIC PG 47).
Quando la neve inizia a sciogliersi, con i bucaneve (Galanthus nivalis L.) ed i crochi, nei prati cacuminali del monte Serano, a partire dalla fine di febbraio, compaiono i primi fiori di Bulbocodium versicolor Spreng., bulbocodio di primavera, inconfondibile, anche da lontano, per il rosa intenso dei suoi petali.
Il massimo della fioritura si registra intorno alla terza decade di marzo.

Bulbocodium versicolor

Quella del Serano è la terza stazione di questa specie individuata nell'Appennino (dopo quelle segnalate in Abruzzo), mentre altre stazioni sono note in Val d'Aosta.
La maggior parte degli individui presenti sui nostri pascoli sommitali hanno foglie verdi-glauche di 4-6 mm e tepali ovato-lanceolati di circa 6-7 mm.

Le pendici sono in gran parte rivestite da boschi misti con prevalenza di Quercus ilex (leccio) sul versante sud-occidentale, di Pinus halepensis (Pino d'Aleppo), Quercus pubescens (Roverella) e Ostrya carpinifolia (Carpino nero) in percentuali crescenti procedendo da sud-ovest verso nord-ovest e di Fagus sylvatica (Faggio) sul versante orientale e, per brevi tratti, intorno ai 1.000 m s.l.m., anche sul versante occidentale.
Oltre la quota dei 1100 m s.l.m., a cavallo della linea spartiacque, i prati cacuminali subentrano al bosco con una linea di demarcazione piuttosto netta.
Raggiungono un'estensione superiore ai 500 ettari e sono costituiti da un'associazione floristica polifita in cui prevalgono le Graminacee (Festuca ovina, Dactylis glomerata, Bromus erectus, Brachipodium pinnatum) e alcune Leguminose (Lotus corniculatus , Trifolium spp.) ma anche la Sanguisorba (Poterium sanguisorba), l'Achillea (Achillea millefolium) e le Plantaggini (Plantago spp.), sono anche presenti alcune specie di Cardi e la Rosa canina.

L'esercizio dell'attività zootecnica di tipo estensivo, seppure molto ridotta rispetto al passato, è ancora oggi sufficientemente praticata in questa zona, ed interessa non solo i pascoli sommitali ma anche estese superfici boscate, poste ad alte quote o su difficili pendenze, che, pertanto, non sono, in genere, assoggettate ad alcuna forma di governo.
In primavera e in estate, quindi, non è difficile incontrare mandrie e greggi al pascolo.
Si tratta di bovini e cavalli allevati per la macellazione, che non sono riconducibili a razze pure ma che sono in genere frutto di incrocio tra razze da carne.
Tra i bovini sono diffusi gli incroci con la razza Chianina che in passato era localmente molto diffusa ma che ormai si rinviene raramente in purezza.
Gli ovini discendono dalla razza Appenninica, un tempo molto diffusa nel centro Italia; sono animali a duplice attitudine e gli allevatori locali, oltre alla carne, con il latte producono ancora oggi un ottimo formaggio che è assorbito completamente dal mercato locale.
Che la parte sommitale della montagna trevana sia stata, in passato, abitata da agricoltori e allevatori è ancora ben evidente dai numerosi casolari e manufatti sparsi su questo territorio.
La gente più anziana racconta ancora che alcuni piccoli altipiani erano coltivati a cereali e legumi fino ai primi decenni del secolo passato, tra questi il Piano di Riosecco, il Piano di Colle Maggio e i Campi di Casette di Pigge.
I casolari presenti sono a volte raccolti a formare dei piccoli borghi come nel caso del paese di Riosecco, oggi trasformato in residenza agrituristica, o come a Casette di Pigge dove le abitazioni sono oggi utilizzate come residenza estiva nei fine settimana.
In altri casi le abitazioni di un tempo sono diventate rifugi per i pastori che sorvegliano gli animali al pascolo o ricoveri per foraggi e attrezzature agricole.
Ma in questo territorio non è difficile ritrovare anche pregevoli manufatti, realizzati soprattutto per la captazione delle ultime sorgenti presenti al limitare del bosco; è il caso dei manufatti presenti lungo la strada che conduce a Colle Maggio di Ponze, del pozzo di Casetta Ciccaglia, di quelli di Casa Brunelli e del Piano di Riosecco e di Casette di Coste.

In tempi più recenti, per soddisfare l'esigenza di approvvigionamento idrico per gli animali al pascolo, in alcuni avvallamenti del terreno sono stati realizzati piccoli laghi per l'accumulo delle acque meteoriche, il cui fondo è stato impermeabilizzato mediante l'apposizione di una guaina elastometrica.
E' il caso degli invasi realizzati a monte delle località denominate Pozzo Mezzanotte e Piano di Riosecco e degli invasi di Colle Maggio, Casetta Ciccaglia e di Montagna di Pigge.
Queste opere sono frutto della collaborazione tra la Comunità Montana dei Monti Martani e del Serano, nel cui ambito è compreso il comune di Trevi, e le 5 Università Agrarie presenti sul territorio.
Queste Proprietà Collettive, la cui origine si perde nella notte dei tempi, attraverso la sovranità delle Assemblee degli Utenti e dei Consigli di Amministrazione, continuano ancora oggi ad esercitare attivamente i loro diritti di pascolo e di legnatico su una gran parte del territorio montano (boschi e pascoli) del Comune.
All'esercizio di questi diritti storici di godimento della proprietà collettiva, si è aggiunto, in tempi più recenti, il diritto di raccolta del tartufo nero.

Il governo del bosco

Questo articolo, come tutti quelli riportati in questa sezione di TreviAmbiente, è tratto dalla mostra permanente sull'ambiente e il territorio di Trevi e della Valle Umbra meridionale: MostraAmbiente, visitabile presso il complesso museale San Francesco di Trevi, ove è possibile visionare e richiedere i prodotti editoriali realizzati con il progetto.

Visitare la mostra significa avventurarsi in un percorso che è itinerario di ricerca e conoscenza, per comprendere l'ambiente di Trevi e della Valle Umbra meridionale, un invito a visitare i luoghi e i beni naturalistici presentati, per apprezzare nuovi sapori, profumi, spazi ed atmosfere di un territorio ancora ricco di seduzioni!

Il progetto TreviAmbiente comprende, oltre alla mostra:
  • il portale ambientale www.treviambiente.it - che stai consultando;
  • gli album multimedia di TreviAmbiente - le prime due edizioni riproducono i contenuti di due successivi aggiornamenti del portale;
  • gli album di TreviAmbiente - la prima edizione riproduce i contenuti della mostra in formato A3.

Il progetto TreviAmbiente nasce da un'idea di Giampaolo Filippucci, Alvaro Paggi, Danilo Rapastella e Tiziana Ravagli, realizzato dagli stessi ideatori.

Scaturisce dai risultati di oltre quattordici anni di studi ed osservazioni nel territorio trevano (al 26 maggio del 2006, giorno di inugurazione della mostra), a partire dalla dorsale montuosa del Serano-Brunette sino alla pianura della Valle Umbra meridionale, e dalla pubblicazione di due volumi Trevi quattro passi tra storia e natura di Ravagli T. e Filippucci G., 1997, e Trevi de planu - arte, storia, natura, usanze e tradizioni della valle trevana, di Ravagli T., Filippucci G. e Paggi A., 2001, editi a cura dell'Associazione Pro Trevi.

I testi della mostra sono stati curati da Tiziana Ravagli, Giampaolo Filippucci e Alvaro Paggi, con la supervisione di Alessandro Menghini - Professore ordinario, Dipartimento di Biologia vegetale, Università degli Studi di Perugia, con la collaborazione scientifica di:
  • Federico Venturi - Professore associato di Paleontologia, Università degli Studi di Perugia - per Gli Ammoniti del Serano;
  • Alfiero Pepponi, Coordinatore umbro della LIPU, per I cieli di Trevi;
  • Paolo Mazzei per I colori delle farfalle;
  • Mauro Biagioli - Direttore di G.I.R.O.S. Notizie, Rivista ufficiale del Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee - per I colori delle orchidee.

La progettazione e la realizzazione grafica dei pannelli sono di Giampaolo Filippucci, Danilo Rapastella e Tiziana Ravagli. La preparazione delle immagini è stata eseguita da Danilo Rapastella. La stampa dei pannelli (così come del primo Album di TreviAmbiente ) è stata curata da GraficArte Severini di Spoleto.

Per la realizzazione della mostra sono state utilizzate oltre 280 fotografie. Di queste più di 250 sono opera di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli (Archivio T&P Herbarium@Trevi), scelte tra le oltre 1200 immagini scattate nel territorio trevano e della Valle Umbra meridionale per l'intera prima fase del progetto TreviAmbiente, ed elaborate per la pubblicazione dagli stessi autori.