La pianura
Il paesaggio di fondovalle è caratterizzato da una rete di drenaggio che convoglia le acque meteoriche verso il fiume Tevere a cui si aggiungono le acque sorgive del fiume Clitunno.
La serie di fossi e canali è stata, nel tempo, organizzata artificialmente al fine di favorire la bonifica delle paludi storicamente presenti in questa zona.
Per lo stesso motivo, per facilitare lo sgrondo delle acque, le sistemazioni agrarie effettuate fin dai Romani hanno visto organizzare il terreno in campi regolari, allungati, di modesta larghezza e di forma baulata.
L'opera di bonificazione è legata alle alterne vicende della storia dell'uomo-abitante.
Oggi, di quell'ambiente paludoso residuano soltanto sparuti piccoli stagni di innegabile interesse naturalistico, nei pressi dei quali non è difficile avvistare aironi bianchi (
Egretta alba), aironi cinerini, garzette, folaghe, pantane ed altra avifauna.
Con la bonifica della pianura e la colonizzazione dell'uomo è progressivamente cambiato anche l'aspetto fisico del territorio.
Il disboscamento e l'eliminazione della vegetazione spontanea, qui come in collina, hanno modificato nel tempo la copertura vegetale.
Ancora di recente, si potevano vedere la tradizionale sistemazione dei campi, la diffusa presenza di filari di viti maritate all'acero campestre o all'olmo con frammisti alberi da frutto, le coltivazioni di cereali intervallate a quelle di foraggi e canapa, le siepi intercalate ai coltivi, le rive dei fossi con i gelsi, risultato di una attività agricola condotta a mezzadria e rimasta pressoché invariata per anni ed anni.
Un'agricoltura orientata principalmente a produrre ciò che era necessario al sostentamento del coltivatore e del proprietario dei terreni.
Quel che resta di questa variegata situazione ambientale, ormai appartenente al passato, si confonde in una campagna in rapida evoluzione.
La meccanizzazione agricola, l'introduzione di colture industriali, l'uso di concimi chimici, l'irrigazione e l'apertura dell'agricoltura al mercato hanno modificato l'aspetto fisico della nostra pianura.
Sono quasi spariti i piccoli campi baulati e vaste distese di cereali, mais, tabacco e girasole hanno preso il posto dei filari di viti maritate e dei fruttiferi, modificando anche i colori caratteristici di questo ambiente.
Questo articolo, come tutti quelli riportati in questa sezione di
TreviAmbiente, è tratto dalla mostra permanente sull'ambiente e il territorio di Trevi e della Valle Umbra meridionale:
MostraAmbiente, visitabile presso il
complesso museale San Francesco di Trevi, ove è possibile visionare e richiedere i prodotti editoriali realizzati con il progetto.
Visitare la mostra significa avventurarsi in un percorso che è itinerario di ricerca e conoscenza, per comprendere l'ambiente di Trevi e della Valle Umbra meridionale, un invito a visitare i luoghi e i beni naturalistici presentati, per apprezzare nuovi sapori, profumi, spazi ed atmosfere di un territorio ancora ricco di seduzioni!
Il progetto
TreviAmbiente comprende, oltre alla mostra:
- il portale ambientale www.treviambiente.it - che stai consultando;
- gli album multimedia di TreviAmbiente - le prime due edizioni riproducono i contenuti di due successivi aggiornamenti del portale;
- gli album di TreviAmbiente - la prima edizione riproduce i contenuti della mostra in formato A3.
Il progetto
TreviAmbiente nasce da un'idea di Giampaolo Filippucci, Alvaro Paggi, Danilo Rapastella e Tiziana Ravagli, realizzato dagli stessi ideatori.
Scaturisce dai risultati di oltre quattordici anni di studi ed osservazioni nel territorio trevano (al 26 maggio del 2006, giorno di inugurazione della mostra), a partire dalla dorsale montuosa del Serano-Brunette sino alla pianura della Valle Umbra meridionale, e dalla pubblicazione di due volumi
Trevi quattro passi tra storia e natura di Ravagli T. e Filippucci G., 1997, e
Trevi de planu - arte, storia, natura, usanze e tradizioni della valle trevana, di Ravagli T., Filippucci G. e Paggi A., 2001, editi a cura dell'Associazione Pro Trevi.
I testi della mostra sono stati curati da Tiziana Ravagli, Giampaolo Filippucci e Alvaro Paggi, con la supervisione di Alessandro Menghini - Professore ordinario, Dipartimento di Biologia vegetale, Università degli Studi di Perugia, con la collaborazione scientifica di:
- Federico Venturi - Professore associato di Paleontologia, Università degli Studi di Perugia - per Gli Ammoniti del Serano;
- Alfiero Pepponi, Coordinatore umbro della LIPU, per I cieli di Trevi;
- Paolo Mazzei per I colori delle farfalle;
- Mauro Biagioli - Direttore di G.I.R.O.S. Notizie, Rivista ufficiale del Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee - per I colori delle orchidee.
La progettazione e la realizzazione grafica dei pannelli sono di Giampaolo Filippucci, Danilo Rapastella e Tiziana Ravagli. La preparazione delle immagini è stata eseguita da Danilo Rapastella. La stampa dei pannelli (così come del primo
Album di TreviAmbiente ) è stata curata da GraficArte Severini di Spoleto.
Per la realizzazione della mostra sono state utilizzate oltre 280 fotografie. Di queste più di 250 sono opera di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli (Archivio T&P Herbarium@Trevi), scelte tra le oltre 1200 immagini scattate nel territorio trevano e della Valle Umbra meridionale per l'intera prima fase del progetto
TreviAmbiente, ed elaborate per la pubblicazione dagli stessi autori.