L'oliveto
Nel territorio trevano, e in generale in Umbria, la coltivazione dell'olivo interessa versanti collinari e pedemontani, spesso molto scoscesi ove il substrato pedologico prevalente è quello del detrito di falda, caratterizzato da un suolo agrario poco profondo, molto ricco di scheletro e per questo estremamente permeabile e poco adatto a trattenere a lungo l'umidità nel terreno.
Il detrito di falda è un deposito di versante, che deriva da movimenti di massa di diversa estensione, originatosi dalla disgregazione della roccia calcarea ricca di formazioni gelive quali la Scaglia Bianca, la Scaglia Rossa, la Maiolica.
Ricordiamo che si definiscono gelive le formazioni che subiscono più facilmente l'azione disgregatrice del ghiaccio (crioclastismo), per il susseguirsi dei fenomeni di gelo e disgelo.
Per riuscire a coltivare anche dove la gravità sembra rendere improponibile ogni forma di attività antropica sono state necessarie cure pazienti.
Si è dovuto lavorare su versanti ripidi e sassosi, creare ripiani di sola terra, i ciglioni, o dare forma a piccole terrazze circolari o semicircolari, delimitate da muretti a secco, le lunette, o ancora realizzare terrazzamenti, usando pietrame a secco e mettendo in opera le pietre, ad una ad una, con un mestiere antico fatto di precisione, fatica e grande costanza. Un lavoro essenziale per rendere possibili almeno quelle minime cure colturali di cui questa pianta, pure così frugale, ha comunque bisogno.
Nasce così, da secoli di duro lavoro dell'uomo, il paesaggio olivato, spesso caratteristicamente gradonato, che oggi definisce inconfondibilmente l'ambiente collinare del territorio trevano.
L'olivo ha rappresentato e rappresenta una ricchezza di questi luoghi: ancora oggi, il prezzo di un uliveto deriva dal numero delle piante d'olivo - i piantoni in dialetto - piuttosto che dalla estensione del terreno olivato.
Nella frazione di Bovara, poco a valle dell'abitato principale, in località Corciano (o Carpiano), in un uliveto prossimo alla strada, si trova l'
Olivo di S. Emiliano.
Secondo la tradizione popolare si tratta di una pianta d'olivo vecchia di oltre 17 secoli, legato alla quale, nell'anno 303 d.C. venne martirizzato il vescovo Armeno
Miliano, Santo e Patrono di Trevi (si festeggia il 28 gennaio).
L'olivo, di proprietà privata, seppure con il tronco ormai diviso, ha una circonferenza alla base superiore a nove metri (ml. 9,10) ed un'altezza di cinque metri.
Recenti analisi effettuate dall'Istituto Sperimentale per l'Olivicoltura di Spoleto, hanno stabilito che questo olivo non appartiene ad alcuna delle cultivar diffuse sul territorio ma sarebbe un genotipo particolare.
Questo potrebbe giustificare la sua resistenza alle gelate (galaverne) che periodicamente infliggono duri colpi all'olivicoltura di questo territorio.
Questo articolo, come tutti quelli riportati in questa sezione di
TreviAmbiente, è tratto dalla mostra permanente sull'ambiente e il territorio di Trevi e della Valle Umbra meridionale:
MostraAmbiente, visitabile presso il
complesso museale San Francesco di Trevi, ove è possibile visionare e richiedere i prodotti editoriali realizzati con il progetto.
Visitare la mostra significa avventurarsi in un percorso che è itinerario di ricerca e conoscenza, per comprendere l'ambiente di Trevi e della Valle Umbra meridionale, un invito a visitare i luoghi e i beni naturalistici presentati, per apprezzare nuovi sapori, profumi, spazi ed atmosfere di un territorio ancora ricco di seduzioni!
Il progetto
TreviAmbiente comprende, oltre alla mostra:
- il portale ambientale www.treviambiente.it - che stai consultando;
- gli album multimedia di TreviAmbiente - le prime due edizioni riproducono i contenuti di due successivi aggiornamenti del portale;
- gli album di TreviAmbiente - la prima edizione riproduce i contenuti della mostra in formato A3.
Il progetto
TreviAmbiente nasce da un'idea di Giampaolo Filippucci, Alvaro Paggi, Danilo Rapastella e Tiziana Ravagli, realizzato dagli stessi ideatori.
Scaturisce dai risultati di oltre quattordici anni di studi ed osservazioni nel territorio trevano (al 26 maggio del 2006, giorno di inugurazione della mostra), a partire dalla dorsale montuosa del Serano-Brunette sino alla pianura della Valle Umbra meridionale, e dalla pubblicazione di due volumi
Trevi quattro passi tra storia e natura di Ravagli T. e Filippucci G., 1997, e
Trevi de planu - arte, storia, natura, usanze e tradizioni della valle trevana, di Ravagli T., Filippucci G. e Paggi A., 2001, editi a cura dell'Associazione Pro Trevi.
I testi della mostra sono stati curati da Tiziana Ravagli, Giampaolo Filippucci e Alvaro Paggi, con la supervisione di Alessandro Menghini - Professore ordinario, Dipartimento di Biologia vegetale, Università degli Studi di Perugia, con la collaborazione scientifica di:
- Federico Venturi - Professore associato di Paleontologia, Università degli Studi di Perugia - per Gli Ammoniti del Serano;
- Alfiero Pepponi, Coordinatore umbro della LIPU, per I cieli di Trevi;
- Paolo Mazzei per I colori delle farfalle;
- Mauro Biagioli - Direttore di G.I.R.O.S. Notizie, Rivista ufficiale del Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee - per I colori delle orchidee.
La progettazione e la realizzazione grafica dei pannelli sono di Giampaolo Filippucci, Danilo Rapastella e Tiziana Ravagli. La preparazione delle immagini è stata eseguita da Danilo Rapastella. La stampa dei pannelli (così come del primo
Album di TreviAmbiente ) è stata curata da GraficArte Severini di Spoleto.
Per la realizzazione della mostra sono state utilizzate oltre 280 fotografie. Di queste più di 250 sono opera di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli (Archivio T&P Herbarium@Trevi), scelte tra le oltre 1200 immagini scattate nel territorio trevano e della Valle Umbra meridionale per l'intera prima fase del progetto
TreviAmbiente, ed elaborate per la pubblicazione dagli stessi autori.