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La faggeta


Il faggio può vegetare su qualsiasi tipo di substrato litologico e tende a formare boschi quasi puri.
Le ampie chiome del faggio consentono un modesto passaggio di luce e questo rende il sottobosco quasi inesistente, fanno eccezione l'olivella (Daphne laureola L.) e, nelle aree al margine della faggeta, il ginepro comune (Juniper communis L.) e quello rosso o spinoso (Juniper oxicedrus L.).
Nelle radure, ove la luce prende il sopravvento sul bosco, i suoli sassosi si colorano del rosa intenso del cisto incano (Cistus incanus L.).

Ai margini della faggeta, nei pressi di Casetta Ciccaglia affiora la Formazione del Rosso Ammonitico (marne e calcari marnosi, in prevalenza rossi e verdastri, alternati a calcari rossi, dalla caratteristica struttura nodulare), in certe zone molto ricca di fossili, ammoniti di piccole e medie dimensioni.

La faggeta in abito autunnale

La Formazione del Rosso Ammonitico si è deposta in un bacino pelagico che occupava un'area piuttosto ampia, comprendente, approssimativamente, le attuali Toscana, Umbria e Marche.
Nel Giurassico (era databile tra 210 e 140 milioni di anni fa circa), nei periodi geologici compresi tra il Lias medio e sup. e il Malm medio-sup. la "nostra" area era inserita in un ambiente di mare aperto e profondo ove si ebbe, in generale, la deposizione della seguente successione stratigrafica: Corniola (calcari grigi, in strati sottili e regolari) - Rosso Ammonitico, Marne del Serrone (da argille a calcari marnosi, nel complesso, caratteristicamente, grigi) - Calcari e Marne a Posidonia (marne prevalenti nella porzione basale, calcari in quella superiore, di colore da rosato a giallastro) - Calcari Diasprini (livelletti calcarei associati a sottili strati di selce, talora prevalenti), Scisti ad Aptici (alternanze di calcari e selce di colorazione rossa e verdastra).

Gli ammoniti che oggi possiamo rinvenire nelle rocce delle montagne sono fossili di animali marini che popolarono mari aperti e profondi.
Sono importanti fossili guida, con un ruolo fondamentale nello studio della biostratigrafia del Mesozoico.
Si estinsero alla fine del Cretacico (circa 66 milioni di anni or sono).

La faggeta ubicata nei pressi di Casetta Ciccaglia appartiene al Sito di Interesse Comunitario Monti Serano e Brunette, proposto per l'inserimento nella Rete ecologica europea "Natura 2000".
Il sito occupa una superficie di circa 1692 ha nei comuni di Campello sul Clitunno, Sellano e Trevi ed è compreso tra le quote di m 1100 e m 1429 s.l.m.

In particolare, la faggeta con presenza abbondante di Ilex aquifolium rappresenta uno degli aspetti più significativi di questo pSIC, ove i boschi del Polysticho aculeati-Fagetum sylvaticae ne costituiscono, propriamente, un habitat prioritario. Per inciso, il Polystichum è un genere di felci di consistenza robusta, con pinne fogliari dentellate e spinose.

La faggeta

Questo articolo, come tutti quelli riportati in questa sezione di TreviAmbiente, è tratto dalla mostra permanente sull'ambiente e il territorio di Trevi e della Valle Umbra meridionale: MostraAmbiente, visitabile presso il complesso museale San Francesco di Trevi, ove è possibile visionare e richiedere i prodotti editoriali realizzati con il progetto.

Visitare la mostra significa avventurarsi in un percorso che è itinerario di ricerca e conoscenza, per comprendere l'ambiente di Trevi e della Valle Umbra meridionale, un invito a visitare i luoghi e i beni naturalistici presentati, per apprezzare nuovi sapori, profumi, spazi ed atmosfere di un territorio ancora ricco di seduzioni!

Il progetto TreviAmbiente comprende, oltre alla mostra:
  • il portale ambientale www.treviambiente.it - che stai consultando;
  • gli album multimedia di TreviAmbiente - le prime due edizioni riproducono i contenuti di due successivi aggiornamenti del portale;
  • gli album di TreviAmbiente - la prima edizione riproduce i contenuti della mostra in formato A3.

Il progetto TreviAmbiente nasce da un'idea di Giampaolo Filippucci, Alvaro Paggi, Danilo Rapastella e Tiziana Ravagli, realizzato dagli stessi ideatori.

Scaturisce dai risultati di oltre quattordici anni di studi ed osservazioni nel territorio trevano (al 26 maggio del 2006, giorno di inugurazione della mostra), a partire dalla dorsale montuosa del Serano-Brunette sino alla pianura della Valle Umbra meridionale, e dalla pubblicazione di due volumi Trevi quattro passi tra storia e natura di Ravagli T. e Filippucci G., 1997, e Trevi de planu - arte, storia, natura, usanze e tradizioni della valle trevana, di Ravagli T., Filippucci G. e Paggi A., 2001, editi a cura dell'Associazione Pro Trevi.

I testi della mostra sono stati curati da Tiziana Ravagli, Giampaolo Filippucci e Alvaro Paggi, con la supervisione di Alessandro Menghini - Professore ordinario, Dipartimento di Biologia vegetale, Università degli Studi di Perugia, con la collaborazione scientifica di:
  • Federico Venturi - Professore associato di Paleontologia, Università degli Studi di Perugia - per Gli Ammoniti del Serano;
  • Alfiero Pepponi, Coordinatore umbro della LIPU, per I cieli di Trevi;
  • Paolo Mazzei per I colori delle farfalle;
  • Mauro Biagioli - Direttore di G.I.R.O.S. Notizie, Rivista ufficiale del Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee - per I colori delle orchidee.

La progettazione e la realizzazione grafica dei pannelli sono di Giampaolo Filippucci, Danilo Rapastella e Tiziana Ravagli. La preparazione delle immagini è stata eseguita da Danilo Rapastella. La stampa dei pannelli (così come del primo Album di TreviAmbiente ) è stata curata da GraficArte Severini di Spoleto.

Per la realizzazione della mostra sono state utilizzate oltre 280 fotografie. Di queste più di 250 sono opera di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli (Archivio T&P Herbarium@Trevi), scelte tra le oltre 1200 immagini scattate nel territorio trevano e della Valle Umbra meridionale per l'intera prima fase del progetto TreviAmbiente, ed elaborate per la pubblicazione dagli stessi autori.