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I colori delle orchidee


In Italia crescono spontanee oltre cento specie di orchidee, molte delle quali tipiche della flora alpina.

Le orchidee sono piante erbacee perenni, in grado di germinare solo in presenza di un fungo simbionte.
Il frutto delle orchidee, infatti, è una capsula contenente un numero considerevole di semi piccolissimi, privi di sostanze di riserva, così che per germinare devono trovare nel terreno un fungo che permetta lo sviluppo dell'embrione, fornendogli le sostanze necessarie alla crescita.
La capsula altro non è che l'ovario dopo la trasformazione indotta dalla fecondazione. Normalmente, l'ovario subisce una rotazione di 180° che fa girare il fiore e porta il labello a posizionarsi nel modo migliore per accogliere l'insetto impollinatore.

Una orchidea spontanea: Cephalanthera rubra

I fiori delle orchidacee sono bisessuati, zigomorfi, composti da un verticillo di 6 pezzi, con 3 sepali (esterni) e 3 petali (interni).
Tra questi, il mediano si differenzia nettamente dai due laterali e viene chiamato labello, costituendo, spesso, la porzione più appariscente dell'elemento fiorale.
Il labello, talora, si prolunga nello sperone. Una delle caratteristiche peculiari di questa famiglia è che gli stami ed i pistilli sono fusi insieme per formare un corpo unico, un organo più o meno a colonnetta, detto gimnostemio o ginostemio.

Le foglie sono generalmente alterne, intere, a nervature parallele.

Simbolismi e curiosità
  • Il nome orchis è stato attribuito (circa nel IV secolo a.C.) dal greco Teofrasto, che con questo termine ha probabilmente voluto ricordare la forma caratteristica dell'apparato radicale di alcune specie: due tuberi di forma rotondeggiante, simili ai testicoli dell'uomo.
  • I Greci consideravano l'orchidea sandalo del mondo perché il labello, particolarmente quello delle ofridi, assomiglia alla punta di una scarpetta.
  • Dioscoride consigliava di mangiare tuberi di orchidee per vincere la sterilità, certamente per la forma già descritta.
  • Gli antichi Cinesi, suggerivano l'utilizzo di orchidee contro l'infecondità e le consideravano i fiori delle feste di primavera, usati contro tutti gli influssi negativi.
  • Nelle nostre campagne quasi tutte le orchidee, le ofridi in particolare, sono chiamate popolarmente scarpette della madonna, certamente perché fioriscono spettacolarmente nel mese di maggio, il mese che la chiesa cattolica dedica tradizionalmente alla Madre di Cristo, ma anche perché la loro bellezza non può non richiamare l'Armonia e la Perfezione dello Spirito.


Questo articolo, come tutti quelli riportati in questa sezione di TreviAmbiente, è tratto dalla mostra permanente sull'ambiente e il territorio di Trevi e della Valle Umbra meridionale: MostraAmbiente, visitabile presso il complesso museale San Francesco di Trevi, ove è possibile visionare e richiedere i prodotti editoriali realizzati con il progetto.

Visitare la mostra significa avventurarsi in un percorso che è itinerario di ricerca e conoscenza, per comprendere l'ambiente di Trevi e della Valle Umbra meridionale, un invito a visitare i luoghi e i beni naturalistici presentati, per apprezzare nuovi sapori, profumi, spazi ed atmosfere di un territorio ancora ricco di seduzioni!

Il progetto TreviAmbiente comprende, oltre alla mostra:
  • il portale ambientale www.treviambiente.it - che stai consultando;
  • gli album multimedia di TreviAmbiente - le prime due edizioni riproducono i contenuti di due successivi aggiornamenti del portale;
  • gli album di TreviAmbiente - la prima edizione riproduce i contenuti della mostra in formato A3.

Il progetto TreviAmbiente nasce da un'idea di Giampaolo Filippucci, Alvaro Paggi, Danilo Rapastella e Tiziana Ravagli, realizzato dagli stessi ideatori.

Scaturisce dai risultati di oltre quattordici anni di studi ed osservazioni nel territorio trevano (al 26 maggio del 2006, giorno di inugurazione della mostra), a partire dalla dorsale montuosa del Serano-Brunette sino alla pianura della Valle Umbra meridionale, e dalla pubblicazione di due volumi Trevi quattro passi tra storia e natura di Ravagli T. e Filippucci G., 1997, e Trevi de planu - arte, storia, natura, usanze e tradizioni della valle trevana, di Ravagli T., Filippucci G. e Paggi A., 2001, editi a cura dell'Associazione Pro Trevi.

I testi della mostra sono stati curati da Tiziana Ravagli, Giampaolo Filippucci e Alvaro Paggi, con la supervisione di Alessandro Menghini - Professore ordinario, Dipartimento di Biologia vegetale, Università degli Studi di Perugia, con la collaborazione scientifica di:
  • Federico Venturi - Professore associato di Paleontologia, Università degli Studi di Perugia - per Gli Ammoniti del Serano;
  • Alfiero Pepponi, Coordinatore umbro della LIPU, per I cieli di Trevi;
  • Paolo Mazzei per I colori delle farfalle;
  • Mauro Biagioli - Direttore di G.I.R.O.S. Notizie, Rivista ufficiale del Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee - per I colori delle orchidee.

La progettazione e la realizzazione grafica dei pannelli sono di Giampaolo Filippucci, Danilo Rapastella e Tiziana Ravagli. La preparazione delle immagini è stata eseguita da Danilo Rapastella. La stampa dei pannelli (così come del primo Album di TreviAmbiente ) è stata curata da GraficArte Severini di Spoleto.

Per la realizzazione della mostra sono state utilizzate oltre 280 fotografie. Di queste più di 250 sono opera di Giampaolo Filippucci e Tiziana Ravagli (Archivio T&P Herbarium@Trevi), scelte tra le oltre 1200 immagini scattate nel territorio trevano e della Valle Umbra meridionale per l'intera prima fase del progetto TreviAmbiente, ed elaborate per la pubblicazione dagli stessi autori.